THE TWITTER FILES : “Come Twitter ha truccato il dibattito sul Covid”

Finalmente è arrivato il tanto atteso capitolo dei TwitterFiles dedicato al Covid. L’autore è lo scrittore e giornalista investigativo David Zweig. Fin dal suo insediamento, l’amministrazione Biden ha iniziato a fare pressione su Twitter affinché “facesse di più per combattere la disinformazione”. Biden arrivò a dire che le reti sociali stavano “uccidendo le persone” nella misura in cui permettevano la disinformazione sul Covid. Twitter ha così finito per promuovere deliberatamente contenuti che rafforzavano la narrativa ufficiale del CDC e del governo e sopprimere in modo selettivo non solo opinioni, ma anche prove scientifiche contrarie. Tweet non allineati sono stati eliminati o contrassegnati con l’ignominiosa etichetta di “contenuto fuorviante”, contenuti in dissenso, ma fattualmente veri ed esatti sono stati contrassegnati come disinformazione. È accaduto con un giornalista noto come Alex Berenson, con un epidemiologo della Harvard Medical School come Martin Kulldorff, con un professore di politica sanitaria di Stanford come Jay Bhattacharya e con centinaia di altri medici e ricercatori, il cui unico torto era spesso citare dati ufficiali e studi pubblicati su riviste accreditate. Per usare le parole di Zweig, “questa non è semplicemente la storia di come Big Tech o la stampa tradizionale abbiano il potere di plasmare il nostro dibattito […] è anche la storia di bambini di tutto il paese ai quali è stato impedito di frequentare la scuola, […] la storia di persone che sono morte sole […], la storia di piccole imprese che hanno chiuso. È anche la storia di ventenni perennemente mascherati nel cuore di San Francisco, per i quali non c’è mai stato un ritorno alla normalità. Se Twitter avesse consentito il tipo di dibattito aperto in cui diceva di credere, tutto ciò sarebbe potuto andare diversamente?”. Già, ce lo siamo chiesto in tanti in questi due anni.

Articolo originale: https://www.thefp.com/p/how-twitter-rigged-the-covid-debate, The Free Press, 26 dicembre 2022. Versione estesa del thread Twitter:

THE TWITTER FILES: HOW TWITTER RIGGED THE COVID DEBATE

di David Zweig, scrittore, autore di "The Invisibles", giornalista investigativo.

Ho sempre pensato che uno dei compiti principali della stampa fosse quello di essere scettica nei confronti del potere, in particolare del potere dello stato. Ma durante la pandemia di Covid-19, come abbiamo scoperto io e tanti altri, i media tradizionali hanno dimostrato di funzionare in gran parte come una piattaforma di messaggistica per le istituzioni della nostra sanità pubblica. Quelle istituzioni operavano quasi in totale sincronia, in parte eliminando i dissidenti interni e screditando gli esperti esterni. 

Twitter era diventato un’alternativa essenziale. Un luogo in cui coloro che avevano competenze in materia di salute pubblica e prospettive in contrasto con la politica ufficiale potevano esprimere le proprie opinioni e dove cittadini curiosi potevano trovare tali informazioni. Ciò includeva spesso risposte al Covid  di altri paesi che differivano notevolmente dalle nostre. 

Ben presto, però, è divenuto chiaro che Twitter sembrava promuovere contenuti che rafforzavano la narrativa dell’establishment e sopprimevano opinioni e persino prove scientifiche contrarie. 

Mi stavo immaginando cose? Quel pattern che io e altri vedevamo era una prova di un’attività intenzionali? O piuttosto di un algoritmo impazzito? O qualcos’altro? Più precisamente: quando si parlava di Covid e delle informazioni condivise su un servizio utilizzato da centinaia di milioni di persone, che cosa veniva amplificato esattamente? E che cosa veniva, invece, bannato o censurato? Quando The Free Press mi ha chiesto se volevo andare a Twitter per dare una sbirciata ai loro file, ho preso il primo volo da New York. 

Ecco che cosa ho trovato.

Il governo degli Stati Uniti ha fatto pressione su Twitter per dare risalto a determinati contenuti e sopprimerne altri sul Covid-19 e la pandemia. Le e-mail interne che ho visto a Twitter mostrano come sia l’amministrazione Trump che l’amministrazione Biden abbiano esercitato pressioni direttamente sui dirigenti di Twitter affinché moderassero i contenuti della piattaforma secondo i loro desideri. 

All’inizio della pandemia, l’amministrazione Trump era particolarmente preoccupata per le corse all’acquisto dettate dal panico e ha cercato “aiuto dalle società tecnologiche per combattere la disinformazione”, secondo le e-mail inviate dai dipendenti di Twitter sulla scia degli incontri con la Casa Bianca. Un’area della cosiddetta disinformazione: “corse ai negozi di alimentari”. Il problema è che non si trattava di disinformazione: in realtà, le corse ad accaparrarsi le merci c’erano veramente.

E non succedeva solo con Twitter. Agli incontri alla Casa Bianca con Trump partecipavano anche Google, Facebook, Microsoft e altri. 

Quando l’amministrazione Biden è subentrata, ha imposto al popolo americano un’agenda che può essere riassunta nel seguente modo: abbi molta paura del Covid e fai esattamente quello che noi ti diciamo se vuoi metterti in salvo.

Nel luglio 2021, l’allora chirurgo generale degli Stati Uniti [il capo del Servizio sanitario pubblico, ndt] Vivek Murthy pubblicò un avviso di 22 pagine su ciò che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definiva “infodemia”, invitando le piattaforme dei social media a fare di più per sopprimere la “disinformazione”. “Stiamo chiedendo loro di intensificare i loro sforzi”, scriveva Murthy. “Non possiamo aspettare più a lungo che intraprendano un’azione aggressiva”.

Questo è il messaggio che la Casa Bianca aveva già portato direttamente ai dirigenti di Twitter nei canali privati. Una delle prime richieste di incontro dell’amministrazione Biden riguardava il Covid, con particolare attenzione agli “account no-vax”, secondo un riepilogo della riunione di Lauren Culbertson, Head of US Public Policy di Twitter. In particolare, erano preoccupati di Alex Berenson, un giornalista scettico sui lockdown e sui vaccini a mRNA, che aveva centinaia di migliaia di follower sulla piattaforma:

Nell’estate del 2021, il giorno dopo il promemoria di Murthy, Biden annunciò pubblicamente che le società di social media stavano “uccidendo le persone” consentendo la disinformazione sui vaccini. Poche ore dopo, Twitter bloccò l’account di Berenson per poi sospenderlo definitivamente il mese successivo. Berenson ha fatto causa a Twitter. Alla fine, si è accordato con la compagnia e ora è tornato sulla piattaforma. Nell’ambito della causa, Twitter è stato costretto a fornire alcune comunicazioni interne. Tra le altre cose, le email hanno rivelato che la Casa Bianca aveva incontrato direttamente i dipendenti di Twitter spingendoli ad agire contro Berenson.

Il riepilogo degli incontri di Culbertson, inviato tramite e-mail ai colleghi nel dicembre 2022, aggiunge nuove prove sulla campagna di pressione della Casa Bianca e illustra in che modo ha cercato di influenzare direttamente i contenuti che dovevano essere consentiti su Twitter.

Culbertson scrisse che il team di Biden era “molto arrabbiato” per il fatto che Twitter non fosse stato più aggressivo nel buttare fuori dalla piattaforma più account. Volevano che Twitter facesse di più.

I dirigenti di Twitter non hanno capitolato completamente ai desideri del team di Biden. Un’analisi approfondita delle comunicazioni interne dell’azienda rivela che i dipendenti spesso discutevano in modo molto dettagliato i casi di moderazione e con maggiore attenzione alla libertà di parola rispetto a quanto non dimostrasse dal governo. 

Ma Twitter ha soppresso opinioni, e non solo quelle di giornalisti come Berenson. Sono stati presi di mira anche molti professionisti della medicina e della sanità pubblica che hanno espresso punti di vista o, addirittura, citato risultati di riviste accademiche accreditate in conflitto con le posizioni ufficiali. Di conseguenza, sono scomparse legittime scoperte e domande sulle nostre politiche Covid e sulle loro conseguenze. 

Il processo di moderazione usato da Twitter presentava tre gravi problemi. 

Primo: gran parte della moderazione dei contenuti sul Covid, per non parlare di altri argomenti controversi, è stata condotta da bot addestrati con l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale. Ho passato ore a discutere dei sistemi con un ingegnere e con un dirigente che è stato in azienda per più di un anno prima dell’acquisizione di Musk. Mi hanno spiegato il processo in termini basilari: inizialmente, ai bot sono state fornite informazioni per addestrarli su cosa cercare, ma le loro ricerche sarebbero diventate più raffinate con il tempo, sia mentre scansionavano la piattaforma sia mentre venivano aggiornati manualmente con ulteriori input scelti. Almeno questa era la premessa. Sebbene impressionanti nella loro tecnologia, i bot si sono, però, dimostrati troppo grezzi per un lavoro così sfumato. Quando trascini un peschereccio digitale su una piattaforma di social media, non peschi solo pesce azzurro, lungo la strada catturi anche delfini. 

Secondo: i contenuti erano moderati anche da appaltatori che operavano in luoghi come le Filippine. Sono stati forniti loro alberi decisionali per aiutarli nel loro processo. Ma incaricare individui non esperti di giudicare tweet su argomenti complessi come la miocardite o i dati sull’efficacia delle mascherine era destinato a produrre un tasso di errore significativo. L’idea che operatori remoti, seduti in lontane fattorie cubiche, controllassero le informazioni mediche a questo livello granulare è assurda già in partenza. 

Di seguito, ho incorporato un modello di esempio, disattivato dopo l’arrivo di Musk, dello strumento dell’albero decisionale utilizzato dagli appaltatori. L’appaltatore avrebbe dovuto eseguire una serie di domande, ciascuna con un menu a discesa, per essere guidato verso una conclusione predeterminata.

Terzo e più importante: le decisioni venivano prese interamente dai funzionari Twitter di livello superiore. Sceglievano gli input per i bot e gli alberi decisionali. Determinavano le sospensioni. E, come succede con tutte le persone e tutte le istituzioni, c’era bias sia a livello individuale che a livello collettivo.

Nel caso del Covid, il bias a Twitter pendeva decisamente verso i dogmi dell’establishment. Inevitabilmente, i contenuti dissidenti, ma legittimi venivano etichettati come disinformazione e gli account di medici e altri venivano sospesi sia per opinioni divulgate su Twitter che per informazioni dimostrabilmente vere.

Prendiamo, ad esempio, Martin Kulldorff, un epidemiologo della Harvard Medical School. Il dottor Kulldorff ha spesso twittato opinioni in contrasto con le autorità sanitarie pubbliche statunitensi e la sinistra americana, l’affiliazione politica di quasi tutto lo staff di Twitter.

Ecco uno di questi tweet, del 15 marzo 2021, riguardante la vaccinazione.

Le e-mail interne mostrano una “intenzione di agire” da parte di un moderatore di Twitter, il quale afferma che il tweet di Kulldorff ha violato la politica di disinformazione Covid-19 dell’azienda e condivide “informazioni false”.

Ma la dichiarazione di Kulldorff era l’opinione di un esperto, che era in linea con le politiche vaccinali di numerosi altri paesi.

Eppure è stata considerata “informazione falsa” dai moderatori di Twitter semplicemente perché differiva dalle linee guida del CDC. Dopo che Twitter è intervenuto, al tweet di Kulldorff è stata appioppata l’etichetta di tweet “fuorviante” e tutte le risposte e i Mi piace sono stati bloccati, limitando la capacità del tweet di essere visto e condiviso da altri, una funzione fondamentale della piattaforma. 

Nel corso della mia analisi dei file interni ho trovato numerosi casi di tweet su vaccini e norme pandemiche etichettati come “fuorvianti” o rimossi completamente, a volte provocando la sospensione dell’account, semplicemente perché deviavano dalle linee guida del CDC o differivano dalle opinioni dell’establishment. Ad esempio, un tweet di Kelley K, che si definisce fact checker sulla sanità pubblica ed è seguito da oltre 18.000 follower, è stato contrassegnato come “fuorviante”. Le risposte e i Mi piace al tweet sono stati disabilitati. Questo per aver dimostrato che il Covid non era la principale causa di morte nei bambini, anche se citava dati della stessa CDC.

I dati interni mostrano che un bot aveva contrassegnato il tweet e che questo aveva ricevuto molte “chiacchiere” (il modo divertente in cui il sistema chiama le reazioni o le interazioni degli utenti). Ciò ha innescato una revisione manuale da parte di un essere umano che, nonostante il tweet mostrasse effettivamente i dati del CDC, l’ha comunque etichettato come “fuorviante”. Ah, per la cronaca, il tweet di Kelley K etichettato come “fuorviante” era una risposta a un tweet che, invece, conteneva una vera e propria disinformazione.

Il Covid non è mai stato la prima causa di morte per malattia nei bambini. Eppure, quel tweet non solo rimane ancor’oggi sulla piattaforma, ma è privo di qualsiasi etichetta che lo contrassegni come “fuorviante”. Che la censura arrivasse da un essere umano o non piuttosto da un algoritmo, i contenuti contrari, ma veri e le persone che li diffondevano erano comunque soggetti a segnalazione e sospensione. 

In alcuni casi, ciò avveniva di nascosto. Come riportato in precedenza da The Free Press, il dottor Jay Bhattacharya, professore di politica sanitaria di Stanford, che ha sostenuto la protezione mirata dei soli soggetti vulnerabili e la fine dei lockdown, è stato segretamente inserito in una lista nera di trend. Ma molti casi erano pubblici. L’autore del tweet incorporato di seguito è un medico che gestisce l’account Twitter di Infectious Disease Ethics. Il tweet è stato etichettato come “fuorviante” anche se si riferiva ai risultati di uno studio peer-reviewed che ha trovato un’associazione tra vaccini a mRNA e arresti cardiaci nei giovani in Israele.

Andrew Bostom, un medico del Rhode Island, è stato definitivamente sospeso da Twitter dopo aver ricevuto numerosi avvertimenti per disinformazione. Una delle punizioni gli è stata inflitta a causa di un tweet che faceva riferimento ai risultati di uno studio peer-reviewed che ha rilevato un deterioramento della concentrazione di spermatozoi e del conteggio totale dei motili nei donatori di sperma dopo la vaccinazione con mRNA.

I registri di Twitter rivelano che un audit interno, condotto da Twitter dopo che l’avvocato di Bostom aveva contattato la società, rilevò che solamente una delle cinque violazioni attribuite a Bostom era valida.

L’unico tweet di Bostom considerato ancora in violazione delle norme di Twitter citava dati e traeva una conclusione del tutto legittima. L’unico problema era che creava imbarazzo alla narrativa dell’establishment della sanità pubblica riguardo ai rischi relativi dell’influenza rispetto a quelli del Covid nei bambini.

Un altro esempio di bias umano fuori controllo è stata la reazione al tweet sottostante dell’allora presidente Trump. Molti tweet di Trump hanno portato ad ampi dibattiti interni all’azienda. E questo non fa eccezione.

In uno scambio di messaggi surreale, Jim Baker, all’epoca vice consigliere generale di Twitter, si chiede perché dire alle persone di non avere paura non rappresenti una violazione delle norme sulla disinformazione Covid-19 di Twitter.

Nella sua risposta, Yoel Roth, ex responsabile del settore fiduciario e della sicurezza di Twitter, è costretto a spiegargli che l’ottimismo non è disinformazione.

Ricordate Kelley K e il tweet sui dati del CDC? La risposta data da Twitter in uno scambio di email a proposito del motivo per cui il tweet era stato etichettato come “fuorviante” è illuminante: “Daremo la priorità alla revisione e all’etichettatura di contenuti che potrebbero portare a una maggiore esposizione o trasmissione”.

Durante la pandemia, Twitter ha ripetutamente sostenuto la linea ufficiale del governo secondo cui dare priorità alla mitigazione rispetto ad altre preoccupazioni era l’approccio migliore alla pandemia. Le informazioni che mettevano in discussione tale punto di vista, ad esempio quelle che sottolineavano il basso rischio dei bambini colpiti dal virus o che sollevavano dubbi sulla sicurezza o l’efficacia del vaccino, erano soggette a moderazione e soppressione. 

Questa non è semplicemente la storia di come Big Tech o la stampa tradizionale abbiano il potere di plasmare il nostro dibattito, anche se è sicuramente questo. Alla fine, è anche la storia di bambini di tutto il paese ai quali è stato impedito di frequentare la scuola, in particolare bambini provenienti da ambienti svantaggiati che ora sono molto indietro rispetto ai loro coetanei più benestanti in matematica e inglese. È la storia di persone che sono morte sole. È la storia di piccole imprese che hanno chiuso. È anche la storia di ventenni perennemente mascherati nel cuore di San Francisco, per i quali non c’è mai stato un ritorno alla normalità. 

Se Twitter avesse consentito il tipo di dibattito aperto in cui diceva di credere, tutto ciò sarebbe potuto andare diversamente?

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