PRO E CONTRO DEL VOTO – Possibilità dei partiti antisistema a pochi giorni dal voto e prospettive per il dopo voto

La croce è l’inizio di un percorso di cambiamento, che ci dovrà vedere pronti nel momento opportuno (che verrà) per le difficili sfide del futuro. Assieme alla piazza, alla rete, alla comunicazione, alla politica, passando per noi stessi: un po’ meno critica e un po’ più azione. Alcune considerazioni della nostra redazione su astensionismo, utilità del voto e prospettive per il dopo voto.


PREMESSA. Giubbe Rosse è un canale di informazione, siamo apartitici, ma non apolitici. Come canale abbiamo scelto di non schierarci con nessuna forza politica ma, al pari, di favorire la divulgazione, per quanto possibile, di tutte quelle forze antisistema presenti, nella speranza di poter tornare ad avere il nostro mondo rappresentato, almeno in parte, pur senza grandi illusioni che ciò possa accadere nell’immediato.

Ma quali sono i vantaggi dell’andare a votare?

  1. Si mette nero su bianco quanti siamo e dove vogliamo andare, in maniera certa e misurata, eleggendo parte di noi a nostri rappresentanti, delegandoli, ma dando così voce mediatica, istituzionale e organizzata al nostro mondo.
  2. È possibile mettere granelli di sabbia nel complessi meccanismi politici. I rappresentanti possono venire a conoscenza prima di noi di informazioni chiave, divulgarle, aiutarci a comprendere la realtà e, quindi, difenderci.
  3. Anche un esiguo numero di rappresentanti in Parlamento può diventare l’ago della bilancia in situazioni particolari. Con il loro peso, quei voti possono in qualche caso cambiare le sorti di molte leggi e decisioni, cosa che nei Parlamenti di tutto il mondo accade regolarmente.
  4. I rappresentanti possono dare il via a un movimento politico sempre più grande e forte, portando partiti che dal 3-4% arrivano al 34% (e perché non oltre?) nel giro di pochissimi anni, soprattutto con la prospettiva di cambiamenti sempre più radicali e repentini della società, in un clima geopolitico, economico e culturale destinato a cambiare rapidamente fin dal prossimo inverno.
  5. Per quanto pochi, i nostri rappresentanti tolgono seggi ai nostri avversari.
  6. Diamo fiducia a chi fin da subito ha sposato la nostra linea ed è stato a nostro fianco nelle nostre battaglie.
  7. Si mantiene vivo un diritto conquistato con grande fatica e si legittima il sistema democratico.
  8. Aiuta a rimanere informati, a organizzarsi e, quindi, ad attivarsi sia prima che dopo il voto.
  9. Frena, rallenta o attenua i cambiamenti peggiori, anche mettendo in conto fin dall’inizio possibili tradimenti (che, da sempre, fanno parte della politica).
  10. Non sempre il voto cambia la realtà. Ma, di certo, mai nella storia l’ha cambiata il non voto. Un esempio per tutti: in Slovacchia nel 2014 votò appena il 13% degli elettori. Cosa successe?
  11. Se i risultati sono buoni, permette di avere una base da cui ripartire, aumentando la visibilità e l’entusiasmo, elementi decisivi per convincere i più scettici.

Quali sono gli svantaggi di andare a votare?

  1. Si perdono 10 minuti di tempo.
  2. Si legittima il sistema democratico.
  3. Si rischia di essere traditi.
  4. Si rischia di essere delusi e disillusi.
  5. Si rischia una brutta figura con gli amici.
  6. Si alimenta uno spreco di soldi e di burocrati, quando poi ìle decisioni vengono quasi sempre prese su altri tavoli e si distrae la popolazione.
  7. Votando, si riducono le probabilità di altre soluzioni, in quanto gli attori partecipi sono innumerevoli.

Considerati vantaggi e svantaggi, vediamo quali sono i partiti che si propongono di essere antisistema tra i quali scegliere, per coloro che ritengono che votare sia più utile che non votare.

Innanzitutto, quali sono i partiti antisistema e come arrivano alle elezioni?

I partiti antisistema sono sei. UCDL con solo l’11% dei candidati totali possibili (che corrisponde ad un risultato medio del 27% dei voti nei collegi presenti per poter arrivare al 3% nazionale), Alternativa no green pass di Di Stefano e Adinolfi solo il 17% dei candidati, che corrisponde ad un risultato del 17% dei voti nei collegi presenti per arrivare al 3% nazionale). Vita di Teodori solo il 69% dei candidati (che corrisponde ad un risultato medio da ottenere del 4,4% dei voti nei collegi in cui è presente per poter superare il 3% a livello nazionale), Forza del Popolo solo l’1% (impossibile arrivare al 3% nazionale). Infine, Italia Sovrana Popolare ha il 99,8% dei candidati e Italexit 99,5% dei candidati (pari ad esempio a Lega, PD, Fratelli D’Italia, ecc…).

Questi i numeri, che corrispondono anche alla probabilità stessa di poter votare quel determinato partito nel proprio collegio. Certo non sta a noi determinare la scelta tra risultato, utilità, emozione e testimonianza. Ma una cosa è certa: in un bacino così piccolo, come i poco più di 5 milioni di over 18 che non si sono vaccinati, la competizione è molta.

Livore, sospetti, scherni infantili come gente che avrebbe voluto essere prima candidata e che ora propaganda improvvisamente l’astensione per potersi intestare il risultato dell’astensione senza prendere un singolo voto (come mille padri che dicono che il figlio è il loro, ma senza nessuna madre) sono comportamenti che troviamo, se non totalmente incomprensibili, quanto meno inopportuni in un momento così delicato.

C’è chi grida: “Perché non vi siete uniti?”. E quell’altro: “Perché c’è quello lì?”. Riassumendo: “unità unità, ma non con quello là”. “E allora io non vi voto”. Ecco, qui non abbiamo una risposta. In politica non sempre la somma è uguale al totale degli elementi addizionati e questo si è verificato tantissime volte. Quel che è certo è che non si può fare altro che giocare la partita con le carte che si hanno in mano. Solo alla fine sapremo se quelle carte erano buone o meno. Non ha alcun senso lamentarsi prima. Alla fine, forse, essere obbligati a raccogliere le firme in poco più di tre settimane ad agosto può essere stato un vantaggio: solo i partiti antisistema più strutturati sono passati, il ché potrebbe aiutare a non disperdere i voti e concentrarli sul miglior candidato nel proprio territorio, ricordando che i vecchi partiti ci hanno tolto la possibilità di avere le preferenze.

La grande battaglia, però, inizierà all’indomani del voto. Creando aggregazione, facendo un lavoro collettivo, dal basso, per riunire le anime dei nostri mondi, in una parola facendo sistema contro il sistema. Noi lo ripetiamo da tempo, questo fenomeno lo chiamiamo decoupling. Certo, non bastano da sole le croci sulle schede. Ma la croce è l’inizio di un percorso di cambiamento, che ci dovrà vedere pronti nel momento opportuno (che verrà) per le difficili sfide del futuro. Assieme alla piazza, alla rete, alla comunicazione, alla politica, passando per noi stessi: un po’ meno critica e un po’ più azione.

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5 thoughts on “PRO E CONTRO DEL VOTO – Possibilità dei partiti antisistema a pochi giorni dal voto e prospettive per il dopo voto

  1. Voterò uno dei partiti non di sistema (immagino Italexit), e ne sto, nel mio piccolo, diffondendo la “visione”. Continuate si questa strada, è importante! Infine, ne avremo soddisfazione!

  2. Parlamento inesistente da molto tempo. In Italia c’è stato un vero colpo di stato come minimo da febbraio 2020. L ‘Italia ha di fatto un parlamento Roschild. Il popolo italiano crede che con una matita a ministeriale possa ribaltare o comunque contrastare le decisioni già prese in determinate Agende redatte all’ estero. Italia grazie a governanti corrotti È colonia americana col cappio della U.E. Gli italiani ubbidiente a tutto quello che il regime di Draghi imponeva ora vorrebbero ribaltare la situazione con elezioni criminali. Non credo proprio

    1. Se io facessi queste stesse considerazioni, non perderei neppure il tempo a scriverle come commento ad un articolo on line, ma preparerei il mio piano di fuga. Oppure, se fossi convinto che sia la stessa solfa ovunque nel mondo, progetterei di rifugiarmi in un posto recondito e non facilmente raggiungibile. Quindi, mi domando, perché se si è convinti di ciò, ci si preoccupa poi di comunicarlo al mondo? Ha tentato di rispondere a questa domanda, qualche giorno fa, il sempre lucidissimo e concreto prof. Zhok. Si tratterebbe di una sorta di narcisismo nichilista, cioè: “io dico che non cambia niente, così, se indivino, poi mi posso vantare di averlo detto prima del tempo”. E questa potrebbe essere una spiegazione. L’altra sarebbe che chi propaganda l’astensione lo farebbe per favorire in realtà i partiti di sistema.

  3. Io voterò Italia Sovrana e Popolare, non vincerà le elezioni, ma confido sul fatto che farà un ottima opposizione e lotterà per portarci fuori da UE e dalla Nato.

  4. Basta prendere ordini da USA e EUROPA. Dobbiamo ritornare ad essere padroni in casa nostra. Rimettiamo l’ENI E ENEL STATALI. Politiche serie per giovani capaci, non lasciamoli scappare. Io voterò ITALIA SOVRANA E POPOLARE.

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