L’INTERVENTO DI GIULIO TREMONTI ALLA CONFERENZA PROGRAMMATICA DI FdI A MILANO

Il Cancelliere Metternich usava dire: “L’Italia, solo un’espressione geografica”. Non può essere così, non è ancora così, ma certo l’Italia non può a lungo restare come risulta oggi:
– dopo il “Britannia” che, per “risanarla”, ha privato l’Italia di una quota strategica della sua industria (e per fortuna abbiamo ancora una quota di industria pubblica che oggi si rivela strategica). Si noti che non è stato così in Francia e Germania;

1. “Ci sono settimane che contano come decenni, decenni che contano come settimane” (Lenin)

Oggi non è la fine del mondo, ma certo è la fine di un mondo. La fine di quel “mondo globale” che per tre decenni si è sviluppato ruotando sull’asse ideologico del mercato. Il mercato, matrice di un nuovo tipo d’uomo, un uomo che non ha più un passato perché ha solo il futuro. Il mercato, dominante nel disegno di una nuova architettura politica mondiale: il mercato sopra e gli Stati sotto; l’economia sopra e la politica sotto: nazioni senza ricchezza, ricchezza senza nazioni.

Mai nella storia un cambiamento così intenso è stato in un tempo così breve:

– 1989, con il muro di Berlino cade la semisecolare opposizione tra comunismo e democrazia;

– 1994, con il “Trattato WTO”, si ha l’ingresso del mercato (Trade) nella nuova geopolitica del mondo;

– 2001, l’Asia (la Cina) celebra il suo formale ingresso nel WTO;

– 2008, con la prima crisi globale emerge, nella parte più ricca del mondo, il lato oscuro della globalizzazione: la follia della produzione in Asia e dei consumi in Occidente, con in mezzo gli oceani da inquinare trasportando milioni di container;

– 2009, il Governo italiano (con l’OCSE) propone al G7 (e per questa via al mondo) un Global Legal Standard (GLS): la bozza di un trattato multilaterale basato sul passaggio dal free trade al fair trade, con regole economiche, sociali ed ambientali (qui all’art. 4, scritto nel 2009, si prevedevano “regole igieniche e sanitarie”!).

Pari data fu però lanciato, ed infine fu vincente, il Financial Stability Board (FSB): non servono nuove regole per l’economia, è sufficiente introdurre alcuni ratios (sic!) finanziari (e non è poi così difficile indovinare chi allora autorevolmente presiedeva il FSB);

– è così che dal 2010-2011 si arriva ad oggi: di financial stability se ne è vista davvero poca e la crisi interna alla globalizzazione non è stata superata, ma solo rinviata creando moneta dal nulla (“helicopter money”, “whatever it takes”, “quantitative easing”). È così che dai conteggi in “billion” siamo arrivati a quelli in “trillion”.

È così che oggi, come mai è stato nella storia, la massa della “ricchezza” finanziaria è tre volte quella reale. Ed è anche in questo – non solo nella guerra – il rischio grave di una catastrofe globale.

È per questo che la proposta che oggi di nuovo va fatta, prima che sia troppo tardi, è di nuovo quella essenziale delle regole globali: una nuova “Bretton Woods”.

2. Le 5 piaghe della globalizzazione (5 finora) e le cure per guarirne.

C’è nella Bibbia un mito che ci aiuta a capire la crisi del tempo presente: il mito della Torre di Babele. L’umanità sfida la divinità, erigendo verso il cielo una torre sempre più alta. La divinità reagisce, privando l’umanità della lingua unica. È stato lo stesso con la pandemia: la diffusione globale del virus ha infatti hackerato il software della globalizzazione, ne ha spezzato la dominante ideologica costituita dal “pensiero unico”. È così che gli effetti della pandemia non sono stati o sono solo quelli sanitari, ma effetti più vasti e più generali. Ed è così che oggi vediamo apparire in sequenza, una sull’altra, una dopo l’altra, 5 “piaghe” bibliche portate dalla modernità globale:

a) l’inquinamento, spinto dalla globalizzazione fino ad un livello enormemente più alto di quello prodotto dalla vecchia civiltà industriale. In parallelo e conseguente viene una grande parte delle attuali alterazioni climatiche. Tutto questo è tra l’altro l’habitat ideale per nuovi virus;

b) lo svuotamento della democrazia, sversata nella Repubblica internazionale del denaro, quest’ultima il regno dei crematisti, i credenti nella metafisica potenza del denaro.

Oggi, in realtà, vediamo lo sgretolarsi della montagna incantata, con il denaro che, per la via dell’inflazione, diviene esso stesso causa dei problemi economici e sociali che invece doveva risolvere;

c) globalizzazione e “rete” (“web”) dovevano insieme essere l’origine di uno stesso fenomeno. L’idea che il vecchio “cogito ergo sum” potesse essere sostituito da un nuovo “digito ergo sum”, questo oggi sviluppato fino alla creazione nel “metaverso” di un mondo nuovo artificiale e spettrale, alternativo rispetto a quello reale. E così con il trionfo sugli Stati dei “giganti della rete”;

d) il crollo demografico, a partire dalla conversione del sesso umano, dalla responsabilità al piacere. Di riflesso, la mutazione della famiglia tradizionale in una “horizontal family”. E l’apparizione, nell’individualismo terminale, di tanti eliogabali con l’ipad;

e) da ultimo, i conflitti e le guerre. La storia, la storia che doveva essere terminata sta infatti tornando, con il carico degli interessi arretrati ed accompagnata dalla geografia, in un mundus furiosus non poi troppo diverso da quello che c’era prima.

L’ironia della cronaca è oggi nel fatto che le élites globali, proprio le élites che sono state protagoniste di quest’ultima parte della storia, proprio queste oggi cercano di “capitalizzare” la loro esperienza restando sulla scena con il ruolo di guaritori, animando, con i loro “piani” un nuovo benevolo Leviatano, insieme digitale, ambientale e sociale, così cercando di interessare l’umanità in quello che loro chiamano Build back better the world.

Serve all’opposto – come qui oggi – la semina di idee e valori diversi, idee e valori all’apparenza vecchissimi e, tuttavia, proprio per questo attualissimi!

3. La tattica senza strategia è l’agonia che prelude all’insuccesso. All’opposto, la strategia senza tattica è la via più breve per il successo.

Il Cancelliere Metternich usava dire: “L’Italia, solo un’espressione geografica”. Non può essere così, non è ancora così, ma certo l’Italia non può a lungo restare come risulta oggi:

– dopo il “Britannia” che, per “risanarla”, ha privato l’Italia di una quota strategica della sua industria (e per fortuna abbiamo ancora una quota di industria pubblica che oggi si rivela strategica). Si noti che non è stato così in Francia e Germania;

– dopo la “lettera” BCE-Bankitalia, usata per la “chiamata dello straniero”, con Maastricht degenerato nella confusione tra austerità e moralità, tra tasso di interesse e bassa politica;

– dopo tutto questo rischiamo di tornare ad essere un paese “calpesto e deriso”, come nel ‘600, quando, proprio dopo l’arrivo dello straniero e per reazione, l’Italia diviene la patria della commedia dell’arte (qui ogni riferimento al ruolo politico assunto in Italia dall’arte comica è puramente casuale).

Ma non può essere così. Ciò che oggi dobbiamo e possiamo fare è infatti credere nella funzione che la storia ha assegnato ed assegna all’Italia, in Europa e nel mondo.

4. Europa prima confederale e poi federale.

Come è stato in evoluzione per gli Stati Uniti d’America, l’idea di un’Europa federale non è alternativa, ma deve e può essere successiva rispetto all’idea originaria ed attuale di un’Europa strutturata come confederazione tra Stati.

Come è stato nel 1957, con il Trattato di Roma, e poi ed a lungo dopo, ma certo per arrivare all’attuale confusione tra la forza degli ideali morali europei e la debolezza degli attuali strumenti politici dell’UE.

Chi ancora oggi contesta l’idea confederale ignora, in realtà, il fatto che l’Ucraina è oggi il simbolo dell’idea della patria e pur questa certo non incompatibile con l’idea di Europa!

È per questo che in Europa oggi ancora non si possono ignorare gli Stati, ma piuttosto è necessario unirli in una logica funzionale, a partire dalla difesa.

È in vista e al servizio di tutto questo che oggi può e deve essere centrale il ruolo dell’Italia.

5. L’Italia “Paese fondatore”.

Dell’Europa l’Italia è stata ed è “Paese fondatore” e non “socio fondatore” (sic!), come per freudiano lapsus dal Governo in Senato è stato detto il 17 febbraio del 2020 nel chiedere la fiducia.

Con i Governi di centrodestra l’Italia ha avuto in Europa un ruolo centrale ed indiscusso, con le sue proposte e con le sue idee, tutte oggi rivalutate: l’idea “europea” della banconota da 1 euro, come è per il dollaro e sarà da 1 euro il bitcoin europeo; la de-tax per l’Africa; la denuncia dell’errore fatto eliminando di colpo tutti i dazi (conservati, invece, altrove); la richiesta di uno stop alle troppe regole europee, spiazzanti per le nostre imprese ed odiose per i nostri concittadini (gli USA hanno unificato le ferrovie, non gli asciugacapelli!); l’idea di costruire un Fondo europeo di solidarietà (solidarietà per gli Stati, non per le banche); l’opposizione alla follia delle sanzioni europee a Germania e Francia; l’autorizzazione a trasformare la Cassa Depositi e Prestiti sul modello della KfW tedesca o della Caisse francese; la proposta di emettere eurobond per finanziare le infrastrutture europee e l’industria militare europea (si noti che si era nel 2003!)

Oggi come allora è evidente che per fare politica europea serve avere forza politica in Italia.

Una forza che è mancata con la “chiamata allo straniero” del 2011 e che oggi ancora manca, con 3 governi in 4 anni.

6. La politica che serve all’Italia.

Serve all’Italia una politica capace di intendere la “cifra” drammatica del cambiamento che è in atto. Deve in specie essere chiaro che, se anche la guerra finisce, con questa certo non finisce la crisi della globalizzazione, una crisi non avvertita dalle élites globali, intente a gettare monetine nella fontana di Trevi.

Quando la storia compie una delle sue grandi svolte, quasi sempre ci troviamo davanti l’imprevedibile, l’irrazionale, l’oscuro, il violento e non sempre il Bene. Già altre volte, del resto, il mondo è stato governato anche dai demoni.

È così che sta prendendo forma un mundus furiosus, un mondo in cui non ci si può illudere che sia possibile una semplice reverse engineering della globalizzazione.

Le migliaia di filiere e catene produttive e commerciali che per decenni sono state stese tra continenti e su oceani, tutti questi un tempo pacificati dal mercato, devono oggi essere ristrutturate, ridirezionate, accorciate, ma in un mondo che ormai non è più pacificato come era al principio. Un mondo che anzi è destinato ad alterarsi proprio per effetto del reshoring degli impianti industriali, con la conseguente necessaria e non facile ristrutturazione delle industrie e dei commerci, con diverse dinamiche dei prezzi delle materie prime, dell’energia, dei prodotti.

7. Che fare?

Per cominciare è vitale conservare le due nostre ricchezze principali: la nostra manifattura, la seconda d’Europa (l’agricoltura è la prima) ed il nostro risparmio (il più grande d’Europa).

Ed in specie:

a) per conservare la manifattura è strategico detassare tutte le attività di rimpatrio dall’estero e di reinstallazione in Italia dei nostri impianti.

Sempre per la produzione: moratoria legislativa, vitale in un sistema che invece conta, vanto del Governo, quasi 1000 “Decreti attuativi” emanati solo quest’ultimo anno (tre al giorno, domeniche incluse)!

Una forte deregulation può essere strategica anche per attrarre in Italia investimenti da fuori. Forse è da riprendere il “tutto è libero, tranne ciò che è vietato” (Atto Camera, n.4144/2011).

Per l’agricoltura: più terreni coltivati, nuovi invasi, digitale;

b) per il risparmio ricordare che, se abbiamo un grande debito pubblico, abbiamo però anche un grande risparmio privato, così che, avvicinandosi una crisi, la soluzione non è in una patrimoniale “europea”, ma nella possibile spontanea combinazione tra queste due grandezze, garantita e non imposta dallo Stato.

Questo è primum vivere, a livello di sistema. Devono poi certo vivere anche le persone e le famiglie e per questo lo Stato dovrebbe cominciare a rinunciare a sfruttare l’inflazione come sua fonte di entrata fiscale, restituendo il maltolto.

E naturalmente tanto altro, come è risultato ieri ed oggi e come risulterà nei prossimi mesi.

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