FUGA DALL’ EUROPA

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A scuola, durante la ricreazione, un capanello di ragazzini discute un tema: la Russia è in Europa? Tre su quattro pensano di no. Del resto il loro libro di geografia dice che lingue più parlate in Europa sono il tedesco, il francese, l’ italiano ed il polacco.
Ai tempi dell’ URSS la Russia era ben legata al resto del continente dalla sua stessa sfera di influenza. Ti piaccia o non ti piaccia, non puoi stare a Berlino e fregartene dell’ Europa. L’ ideologia ufficiale era quella di un filosofo tedesco (se pure adattata al contesto russo). L’ Europa era divisa politicamente e militarmente, ma non culturalmente.

di Marco Bordoni, canale telegram La mia Russia

A scuola, durante la ricreazione, un capanello di ragazzini discute un tema: la Russia è in Europa? Tre su quattro pensano di no. Del resto il loro libro di geografia dice che lingue più parlate in Europa sono il tedesco, il francese, l’ italiano ed il polacco.
Ai tempi dell’ URSS la Russia era ben legata al resto del continente dalla sua stessa sfera di influenza. Ti piaccia o non ti piaccia, non puoi stare a Berlino e fregartene dell’ Europa. L’ ideologia ufficiale era quella di un filosofo tedesco (se pure adattata al contesto russo). L’ Europa era divisa politicamente e militarmente, ma non culturalmente.
Quello che sta succedendo oggi mi sembra più grave della guerra fredda. La mia percezione (sarà sbagliata, per carità) è che i Russi non ne vogliano più sapere di noi (questo non vale, ovviamente, per tutti, diciamo che è un sentimento generale). Non è che vogliono annientarci. Vogliono tagliare i ponti. Non solo politicamente (questa non è certo una novità). Ma anche a livello commerciale e culturale. Del resto, va pur detto, a livello di produzione intellettuale sia noi che loro sembriamo ben lontani dalle rispettive epoche d’ oro.
E’ certamente un salto nei buio per loro, ma è anche sintomo di una drammatica perdita di influenza per noi.
La capacità della civiltà europea occidentale di influenzare la sua vicina orientale non era così bassa da molti secoli, forse dalla fine della dominazione mogola. Nemmeno dopo la seconda guerra mondiale, che ha segnato il definitivo tramonto dell’ Europa come centro politico del mondo, ma le ha conservato una capacità di attrazione intellettuale.
Oggi i nostri media e i politici usano “Europa” ed “Unione Europea” come sinonimi, promuovono l’ immagine di una Russia estranea ed isolata.
E’ la versione consolatoria di una realtà preoccupante non solo per la Russia, ma anche per le nazioni europee la cui egemonia segna ormai il passo nel loro stesso continente, continente i cui confini, nella percezione delle masse, vengono ritirati verso ovest di migliaia di chilometri. L’ idea è avallata dagli stessi apologeti della “civiltà europea”.
Tracciamo nuove mappe mentali. Dove una volta c’era una costola della nostra stessa comunità, un territorio grande e fertile che faceva parte del nostro mondo, scriviamo “hic sunt leones”. Non ne faccio una questione di responsabilità nostra o loro (la mia impressione, per quel che vale, è che le responsabilità siano intrecciate).
Certo è difficile considerarla una vittoria, o un segno di buona salute per il nostro comune continente.

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