La situazione militare in Ucraina

Il problema non è tanto sapere chi ha ragione in questo conflitto, ma mettere in discussione il modo in cui i nostri leader prendono le loro decisioni.

“Capitulation,” di Petr Krivonogov, dipinto nel 1946

di Jacques Baud per The Postil

Parte prima: La strada per la guerra

Per anni, dal Mali all’Afghanistan, ho lavorato per la pace e ho rischiando la vita. Non si tratta quindi di giustificare la guerra, ma di capire cosa ci ha portato ad essa. Noto che gli “esperti” che a turno in televisione analizzano la situazione sulla base di informazioni dubbie, il più delle volte ipotesi elevate a fatti, non riescono a farci capire cosa sta succedendo. È così che si crea il panico.

Il problema non è tanto sapere chi ha ragione in questo conflitto, ma mettere in discussione il modo in cui i nostri leader prendono le loro decisioni.

Proviamo ad esaminare le radici del conflitto. Si comincia con quelli che da otto anni parlano di “separatisti” o “indipendentisti” del Donbass. Già questo non è vero. I referendum condotti dalle due sedicenti Repubbliche di Donetsk e Lugansk nel maggio 2014 non sono stati referendum per l’“indipendenza” (независимость), come hanno sostenuto alcuni giornalisti senza scrupoli , ma referendum per l’ “autodeterminazione” o l’ “autonomia” (самостоятельность ). Il termine “pro-russo” suggerisce che la Russia fosse una parte del conflitto, il che non era il caso, il termine “di lingua russa” sarebbe stato più onesto. Inoltre, questi referendum sono stati indetti contro il parere di Vladimir Putin.

In realtà, queste Repubbliche non cercavano di separarsi dall’Ucraina, ma di avere uno status di autonomia, garantendo loro l’uso della lingua russa come lingua ufficiale. Però il primo atto legislativo del nuovo governo risultante dal rovesciamento del presidente Yanukovich, è stata l’abolizione, il 23 febbraio 2014, della legge Kivalov-Kolesnichenko del 2012 che aveva reso il russo una lingua ufficiale.

Questa decisione ha causato una tempesta nella popolazione di lingua russa. Il risultato è stata una feroce repressione contro le regioni russofone (Odessa, Dnepropetrovsk, Kharkov, Lugansk e Donetsk) che è stata attuata a partire dal febbraio 2014 e ha portato a una militarizzazione della situazione e ad alcuni massacri (a Odessa e Marioupol, per i più notevoli). Alla fine dell’estate 2014 erano rimaste solo le autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk.

In questa fase, troppo rigido e assorbito da un approccio dottrinario all’arte delle operazioni, lo stato maggiore ucraino attaccò il nemico senza riuscire a prevalere. L’esame del corso dei combattimenti nel 2014-2016 nel Donbass mostra che lo stato maggiore ucraino ha applicato sistematicamente e meccanicamente gli stessi schemi operativi. Tuttavia, la guerra condotta dagli autonomisti era molto simile a quella che abbiamo osservato nel Sahel: operazioni altamente mobili condotte con mezzi leggeri. Con un approccio più flessibile e meno dottrinario, i ribelli hanno potuto sfruttare l’inerzia delle forze ucraine per “intrappolarli” ripetutamente.

Nel 2014, quando ero alla NATO, ero responsabile della lotta contro la proliferazione delle armi leggere e stavamo cercando di rilevare le consegne di armi russe ai ribelli, per vedere se Mosca fosse coinvolta. Le informazioni che abbiamo ricevuto provenivano quasi interamente dai servizi di intelligence polacchi e non si “adattavano” alle informazioni provenienti dall’OSCE: nonostante le accuse piuttosto grossolane, non ci sono state consegne di armi e equipaggiamento militare da parte della Russia.

I ribelli si erano armati grazie alla defezione delle unità ucraine di lingua russa passate dalla parte dei ribelli. Mentre i fallimenti ucraini continuavano, i battaglioni di carri armati, artiglieria e antiaerei ingrossarono i ranghi degli autonomisti. Questo è ciò che ha spinto gli ucraini a impegnarsi negli accordi di Minsk.

Subito dopo aver firmato gli Accordi di Minsk 1, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha lanciato una massiccia operazione antiterrorismo (ATO/Антитерористична операція) contro il Donbass. Bis repetita placent : mal consigliati dagli ufficiali della NATO, gli ucraini hanno subito una schiacciante sconfitta a Debaltsevo, che li ha costretti a impegnarsi negli accordi di Minsk 2.

È essenziale qui ricordare che gli Accordi di Minsk 1 (settembre 2014) e Minsk 2 (febbraio 2015) non prevedevano la separazione o l’indipendenza delle Repubbliche, ma la loro autonomia nel quadro dell’Ucraina. Coloro che hanno letto gli Accordi (sono molto, molto, molto pochi quelli che effettivamente l’hanno fatto) noteranno che è scritto in tutte le lettere che lo status delle Repubbliche doveva essere negoziato tra Kiev e i rappresentanti delle Repubbliche, perché era necessaria una soluzione interna all’Ucraina.

Ecco perché dal 2014 la Russia ne ha chiesto sistematicamente l’attuazione rifiutandosi di partecipare ai negoziati, perché si trattava di una questione interna all’Ucraina. D’altra parte, l’Occidente, guidato dalla Francia, ha sistematicamente cercato di sostituire gli accordi di Minsk con il “formato Normandia”, che metteva faccia a faccia russi e ucraini. Tuttavia, ricordiamo che non ci sono mai state truppe russe nel Donbass prima del 23-24 febbraio 2022. Inoltre, gli osservatori dell’OSCE non hanno mai osservato la minima traccia di unità russe operanti nel Donbass. Ad esempio, la mappa dell’intelligence statunitense pubblicata dal Washington Post il 3 dicembre 2021 non mostra le truppe russe nel Donbass.

Nell’ottobre 2015 Vasyl Hrytsak, direttore del Servizio di sicurezza ucraino (SBU), ha confessato che nel Donbass erano stati osservati solo 56 combattenti russi. Questo era esattamente paragonabile agli svizzeri che andavano a combattere in Bosnia nei fine settimana, negli anni ’90, o ai francesi che oggi vanno a combattere in Ucraina.

L’esercito ucraino era allora in uno stato deplorevole. Nell’ottobre 2018, dopo quattro anni di guerra, il procuratore capo militare ucraino, Anatoly Matios, ha dichiarato che l’Ucraina aveva perso 2.700 uomini nel Donbass: 891 per malattie, 318 per incidenti stradali, 177 per altri incidenti, 175 per avvelenamenti (alcol, droga), 172 da incuria nella manipolazione delle armi, 101 da violazioni delle norme di sicurezza, 228 da omicidi e 615 da suicidi.

L’esercito, infatti, era minato dalla corruzione dei suoi quadri e non godeva più dell’appoggio della popolazione. Secondo un rapporto del Ministero dell’Interno britannico , nel richiamo dei riservisti di marzo/aprile 2014, il 70% non si è presentato alla prima sessione, l’80% alla seconda, il 90% alla terza e il 95% alla quarta. A ottobre/novembre 2017, il 70% dei coscritti non si è presentato alla campagna di richiamo “Autunno 2017”. Senza contare i suicidi e le diserzioni (spesso a favore degli autonomisti), che hanno raggiunto il 30 per cento della forza nell’area dell’Ato. I giovani ucraini si sono rifiutati di andare a combattere nel Donbass e hanno preferito l’emigrazione, il che spiega anche, almeno in parte, il deficit demografico del Paese.

Il Ministero della Difesa ucraino si è quindi rivolto alla NATO per contribuire a rendere le sue forze armate più “attraenti”. Avendo già lavorato a progetti simili nell’ambito delle Nazioni Unite, mi è stato chiesto dalla NATO di partecipare a un programma per ripristinare l’immagine delle forze armate ucraine. Ma questo è un processo a lungo termine e gli ucraini volevano muoversi rapidamente.

Quindi, per compensare la mancanza di soldati, il governo ucraino ha fatto ricorso alle milizie paramilitari. Sono essenzialmente composte da mercenari stranieri, spesso militanti di estrema destra. Secondo Reuters , nel 2020 costituivano circa il 40% delle forze ucraine e contavano circa 102.000 uomini . Erano armati, finanziati e addestrati da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Francia. C’erano più di 19 nazionalità, inclusa la Svizzera.

I paesi occidentali hanno quindi chiaramente creato e sostenuto milizie ucraine di estrema destra . Nell’ottobre 2021 il Jerusalem Post ha lanciato l’allarme denunciando il progetto Centuria . Queste milizie operavano nel Donbass dal 2014, con il supporto occidentale. Anche se si può discutere sul termine “nazista”, resta il fatto che queste milizie sono violente, trasmettono un’ideologia nauseante e sono virulentemente antisemite. Il loro antisemitismo è più culturale che politico, motivo per cui il termine “nazista” non è appropriato. Il loro odio per l’ebreo deriva dalle grandi carestie degli anni ’20 e ’30 in Ucraina, risultanti dalla confisca dei raccolti da parte di Stalin per finanziare la modernizzazione dell’Armata Rossa. Questo genocidio, noto in Ucraina come Holodomor, è stato perpetrato dall’NKVD (il precursore del KGB), i cui vertici della leadership erano composti principalmente da ebrei. Per questo, oggi, gli estremisti ucraini chiedono a Israele di scusarsi per i crimini del comunismo, come osserva il Jerusalem Post . Questo è ben lontano dalla “riscrittura della storia” di Vladimir Putin.

Queste milizie, originate dai gruppi di estrema destra che hanno animato la rivoluzione Euromaidan nel 2014, sono composte da individui fanatici e brutali. Il più noto di questi è il reggimento Azov, il cui emblema ricorda la 2a divisione SS Das Reich, venerata in Ucraina per aver liberato Kharkov dai sovietici nel 1943, prima di compiere il massacro di Oradour-sur-Glane del 1944 in Francia.

Tra le figure famose del reggimento Azov c’era Roman Protassevitch, arrestato nel 2021 dalle autorità bielorusse a seguito del caso del volo RyanAir FR4978. Il 23 maggio 2021, il deliberato dirottamento di un aereo di linea da parte di un MiG-29, presumibilmente con l’approvazione di Putin, è stato indicato come finalizzato ad arrestare Protassevich, sebbene le informazioni disponibili all’epoca non confermassero affatto questo scenario.

Ma poi era necessario dimostrare che il presidente Lukashenko era un delinquente e Protassevich un “giornalista” che amava la democrazia. Tuttavia, un’indagine piuttosto rivelatrice prodotta da una ONG americana nel 2020 ha messo in luce le attività militanti di estrema destra di Protassevitch. A quel punto iniziò il movimento della cospirazione occidentale, e media senza scrupoli “hanno cancellato” la sua biografia . Infine, a gennaio 2022, è stato pubblicato il rapporto ICAO che ha mostrato che, nonostante alcuni errori procedurali, la Bielorussia ha agito secondo le regole vigenti e che il MiG-29 è decollato 15 minuti dopo che il pilota RyanAir aveva deciso di atterrare a Minsk. Quindi nessun complotto bielorusso e ancor meno di Putin. Ah!… Altro dettaglio: Protassevich, crudelmente torturato dalla polizia bielorussa, ora è libero. Chi volesse corrispondere con lui, può andare sul suo account Twitter .

La caratterizzazione dei paramilitari ucraini come “nazisti” o “neo-nazisti” è considerata propaganda russa . Forse. Ma questo non è il punto di vista del Times of Israel , del Simon Wiesenthal Center o del Center for Counterterrorism della West Point Academy . Ma è ancora discutibile, perché nel 2014 la rivista Newsweek sembrava associarli maggiormente allo… Stato Islamico.

Così, l’Occidente ha sostenuto e ha continuato ad armare le milizie che dal 2014 si sono rese colpevoli di numerosi crimini contro la popolazione civile : stupri, torture e massacri. Ma mentre il governo svizzero è stato molto rapido nel prendere sanzioni contro la Russia, non ne ha adottate contro l’Ucraina, che massacra la propria popolazione dal 2014. Infatti, coloro che difendono i diritti umani in Ucraina hanno condannato da tempo le azioni di questi gruppi, ma non sono stati sostenuti dai nostri governi. Perché, in realtà, non stiamo cercando di aiutare l’Ucraina, ma di combattere la Russia.

L’integrazione di queste forze paramilitari nella Guardia Nazionale non è stata affatto accompagnata da una “denazificazione”, come alcuni sostengono . Tra i tanti esempi è istruttivo quello delle insegne del reggimento Azov:

Nel 2022, molto schematicamente, le forze armate ucraine che combattono l’offensiva russa sono organizzate come:

1 – L’Esercito, subordinato al Ministero della Difesa. È organizzato in 3 corpi d’armata e composto da formazioni di manovra (carri armati, artiglieria pesante, missili, ecc.).

2 – La Guardia Nazionale, che dipende dal Ministero dell’Interno ed è organizzata in 5 Comandi territoriali. La Guardia Nazionale è quindi una forza di difesa territoriale che non fa parte dell’esercito ucraino. Comprende milizie paramilitari, dette “battaglioni volontari” (добровольчі батальйоні), conosciute anche con il nome evocativo di “battaglioni di rappresaglia”, e composte da fanteria. Principalmente addestrati per il combattimento urbano, ora difendono città come Kharkov, Mariupol, Odessa, Kiev, ecc.

Parte seconda: La guerra

In qualità di ex capo dell’ intelligence strategico svizzero per le forze del Patto di Varsavia, osservo con tristezza, ma non con stupore, che i nostri servizi non sono più in grado di comprendere la situazione militare in Ucraina. Gli autoproclamati “esperti” che sfilano sui nostri schermi trasmettono instancabilmente le stesse informazioni modulate dall’affermazione che la Russia – e Vladimir Putin – sono irrazionali. Si rende necessario fare un passo indietro.

1. Lo scoppio della guerra

Da novembre 2021, gli americani hanno costantemente minacciato un’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, gli ucraini non sembravano essere d’accordo. Perchè no?

Dobbiamo tornare al 24 marzo 2021. Quel giorno, Volodymyr Zelensky ha emesso un decreto per la riconquista della Crimea e ha iniziato a schierare le sue forze nel sud del Paese. Allo stesso tempo, sono state condotte diverse esercitazioni NATO tra il Mar Nero e il Mar Baltico, accompagnate da un aumento significativo dei voli di ricognizione lungo il confine russo. La Russia ha quindi condotto diverse esercitazioni per testare la prontezza operativa delle sue truppe e per dimostrare che stava seguendo l’evoluzione della situazione.

Le cose si sono calmate fino a ottobre-novembre con la fine delle esercitazioni ZAPAD 21, i cui movimenti di truppe sono stati interpretati come un rinforzo per un’offensiva contro l’Ucraina. Tuttavia, anche le autorità ucraine hanno confutato l’idea dei preparativi russi per una guerra e Oleksiy Reznikov, ministro della Difesa ucraino, ha affermato che non c’erano stati cambiamenti al confine dalla primavera.

In violazione degli accordi di Minsk, l’Ucraina stava conducendo operazioni aeree nel Donbass utilizzando droni, incluso almeno un attacco contro un deposito di carburante a Donetsk nell’ottobre 2021. Lo ha notato la stampa americana, ma non quella europea; e nessuno ha condannato queste violazioni.

Nel febbraio 2022 gli eventi sono precipitati. Il 7 febbraio, durante la sua visita a Mosca, Emmanuel Macron ha riaffermato a Vladimir Putin il suo impegno per gli Accordi di Minsk, impegno che avrebbe ripetuto dopo all’incontro con Volodymyr Zelensky il giorno successivo. Ma l’11 febbraio, a Berlino, dopo nove ore di lavoro, si è conclusa, senza alcun risultato concreto, la riunione dei consiglieri politici dei leader del “Formato Normandia”: gli ucraini si sono comunque rifiutati di applicare gli Accordi di Minsk , apparentemente sotto la pressione del Stati Uniti. Vladimir Putin ha osservato che Macron aveva fatto promesse vuote e che l’Occidente non era pronto a far rispettare gli accordi, come faceva da otto anni.

I preparativi ucraini nella zona di contatto sono continuati. Il parlamento russo si allarmò; e il 15 febbraio chiese a Vladimir Putin di riconoscere l’indipendenza delle Repubbliche, cosa che lui si rifiutò di fare.

Il 17 febbraio, il presidente Joe Biden ha annunciato che la Russia avrebbe attaccato l’Ucraina nei giorni successivi. Come ha fatto a saperlo? È un mistero. Ma dal 16, i bombardamenti di artiglieria contro la popolazione del Donbass sono aumentati drammaticamente, come mostrano i rapporti quotidiani degli osservatori dell’OSCE. Naturalmente, né i media, né l’Unione Europea, né la NATO, né alcun governo occidentale reagisce o interviene. Si dirà in seguito che questa è disinformazione russa. Sembra infatti che l’Unione Europea e alcuni Paesi abbiano deliberatamente taciuto sul massacro della popolazione del Donbass, sapendo che ciò avrebbeprovocato un intervento russo.

Allo stesso tempo, ci sono state segnalazioni di sabotaggi nel Donbass. Il 18 gennaio, i combattenti del Donbass hanno intercettato sabotatori, che parlavano polacco ed erano equipaggiati con equipaggiamento occidentale e che stavano cercando di creare incidenti chimici a Gorlivka . Avrebbero potuto essere mercenari della CIA , guidati o “consigliati” da americani e composti da combattenti ucraini o europei, per compiere azioni di sabotaggio nelle Repubbliche del Donbass.

Infatti, già dal 16 febbraio Joe Biden sapeva che gli ucraini avevano iniziato a bombardare la popolazione civile del Donbass, mettendo Vladimir Putin di fronte a una scelta difficile: aiutare militarmente il Donbass e creare un problema internazionale, oppure restare a guardare il popolo di lingua russa del Donbass venire schiacciato.

Se avesse deciso di intervenire, Putin avrebbe potuto invocare l’obbligo internazionale di “Responsibility To Protect” (R2P). Ma sapeva che qualunque fosse la sua natura o portata, l’intervento avrebbe innescato una tempesta di sanzioni. Pertanto, sia che l’intervento russo fosse limitato al Donbass o fosse andato oltre per fare pressione sull’Occidente per lo status dell’Ucraina, il prezzo da pagare sarebbe stato lo stesso. Questo è quanto ha spiegato nel suo discorso del 21 febbraio.

Quel giorno acconsentì alla richiesta della Duma e riconobbe l’indipendenza delle due Repubbliche del Donbass e, allo stesso tempo, firmò con loro trattati di amicizia e assistenza.

Il bombardamento dell’artiglieria ucraina sulla popolazione del Donbass è continuato e, il 23 febbraio, le due Repubbliche hanno chiesto assistenza militare alla Russia. Il 24 febbraio Vladimir Putin ha invocato l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che prevede l’assistenza militare reciproca nel quadro di un’alleanza difensiva.

Per rendere l’intervento russo totalmente illegale agli occhi del pubblico abbiamo deliberatamente nascosto il fatto che la guerra è effettivamente iniziata il 16 febbraio. L’esercito ucraino si stava preparando ad attaccare il Donbass già nel 2021, come alcuni servizi di intelligence russi ed europei erano ben consapevoli.

Nel suo discorso del 24 febbraio Vladimir Putin ha dichiarato i due obiettivi della sua operazione: “smilitarizzare” e “denazificare” l’Ucraina. Quindi, non si tratta di impossessarsi dell’Ucraina, e nemmeno, presumibilmente, di occuparla; e non certo di distruggerla.

Da quel momento in poi la nostra visibilità sull’andamento dell’operazione è limitata: i russi hanno un’ottima sicurezza delle operazioni (OPSEC) e non si conoscono i dettagli della loro pianificazione. Ma abbastanza rapidamente, l’andamento dell’operazione ci permette di capire come gli obiettivi strategici sono stati tradotti sul piano operativo.

Demilitarizzazione:

distruzione al suolo dell’aviazione ucraina, dei sistemi di difesa aerea e delle capacità di ricognizione; neutralizzazione delle strutture di comando e intelligence (C3I), nonché delle principali rotte logistiche in profondità nel territorio; accerchiamento del grosso dell’esercito ucraino ammassato nel sud-est del paese.

Denazificazione:

distruzione o neutralizzazione di battaglioni di volontari operanti nelle città di Odessa, Kharkov e Mariupol, nonché in varie strutture del territorio.

2. Demilitarizzazione

L’offensiva russa è stata condotta in un modo molto “classico”. Inizialmente, come avevano fatto gli israeliani nel 1967, con la distruzione a terra dell’aviazione nelle primissime ore. Poi, si assiste ad una progressione simultanea lungo più assi secondo il principio dell’“acqua che scorre”: avanzare ovunque dove la resistenza fosse debole e lasciare le città (molto impegnative in termini di truppe) per dopo. Nel nord, la centrale di Chernobyl è stata immediatamente occupata per prevenire atti di sabotaggio. Le immagini dei soldati ucraini e russi che sorvegliano insieme l’impianto ovviamente non vengono mostrate.

L’idea che la Russia stia cercando di conquistare Kiev, la capitale, per eliminare Zelensky, viene tipicamente dall’Occidente: è quello che hanno fatto in Afghanistan, Iraq, Libia e quello che volevano fare in Siria con l’aiuto dell’ISIS. Ma Vladimir Putin non ha mai avuto intenzione di sparare o rovesciare Zelensky. Invece, la Russia cerca di mantenerlo al potere spingendolo a negoziare, circondando Kiev. Finora si era rifiutato di attuare gli accordi di Minsk. Ma ora i russi vogliono ottenere la neutralità dell’Ucraina.

Molti commentatori occidentali sono rimasti sorpresi dal fatto che i russi abbiano continuato a cercare una soluzione negoziata mentre conducevano operazioni militari. La spiegazione sta nella prospettiva strategica russa fin dall’era sovietica. Per l’Occidente, la guerra inizia quando finisce la politica. Tuttavia, l’approccio russo segue un’ispirazione Clausewitziana: la guerra è la continuità della politica e ci si può muovere fluidamente dall’una all’altra, anche durante il combattimento. Questo permette di creare pressione sull’avversario e spingerlo a negoziare.

Da un punto di vista operativo, l’offensiva russa è stata un esempio nel suo genere: in sei giorni i russi si impadronirono di un territorio grande quanto il Regno Unito, con una velocità di avanzamento maggiore di quella raggiunta dalla Wehrmacht nel 1940.

Il grosso dell’esercito ucraino è stato dispiegato nel sud del paese in preparazione di una grande operazione contro il Donbass. Ecco perché le forze russe sono riuscite ad accerchiarlo dall’inizio di marzo nel “calderone” tra Slavyansk, Kramatorsk e Severodonetsk, con una spinta da est attraverso Kharkov e un’altra da sud dalla Crimea. Le truppe delle repubbliche di Donetsk (DPR) e Lugansk (LPR) stanno completando le forze russe con una spinta da est.

In questa fase, le forze russe stanno lentamente stringendo il laccio, ma non sono più sotto pressione. Il loro obiettivo di smilitarizzazione è quasi raggiunto e le restanti forze ucraine non hanno più una struttura di comando operativa e strategica.

Il “rallentamento” che i nostri “esperti” attribuiscono alla scarsa logistica è solo la conseguenza del raggiungimento dei propri obiettivi. La Russia non sembra voler impegnarsi in un’occupazione dell’intero territorio ucraino. Sembra infatti che la Russia stia cercando di limitare la sua avanzata al confine linguistico del Paese.

I nostri media parlano di bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile, soprattutto a Kharkov, e le immagini dantesche vengono trasmesse in loop. Tuttavia, Gonzalo Lira, latinoamericano che vive lì, ci presenta una città tranquilla il 10 marzo e l’11 marzo . È vero che è una grande città e non vediamo tutto, ma questo sembra indicare che non siamo in una guerra totale come ci mostrano continuamente sui nostri schermi.

Quanto alle Repubbliche del Donbass, hanno “liberato” i propri territori e combattono nella città di Mariupol.

3. Denazificazione

In città come Kharkov, Mariupol e Odessa, la difesa è fornita dalle milizie paramilitari. Sanno che l’obiettivo della “denazificazione” è rivolto principalmente a loro.

Per un aggressore in un’area urbanizzata, i civili sono un problema. Per questo la Russia sta cercando di creare corridoi umanitari per svuotare le città dei civili e lasciare solo le milizie, per combatterle più facilmente.

Al contrario, queste milizie cercano di trattenere i civili nelle città per dissuadere l’esercito russo dal combattere lì. Questo è il motivo per cui sono riluttanti a implementare questi corridoi e fanno di tutto per garantire che gli sforzi russi non abbiano successo: possono usare la popolazione civile come “scudi umani”. I video che mostrano civili che cercano di lasciare Mariupol, picchiati dai combattenti del reggimento Azov sono ovviamente censurati con attenzione qui.

Su Facebook, il gruppo Azov era considerato nella stessa categoria dello Stato Islamico e soggetto alla “politica su individui e organizzazioni pericolose” della piattaforma. Era quindi vietato glorificarlo e sistematicamente banditi i “post” che gli fossero favorevoli. Ma il 24 febbraio Facebook ha cambiato la sua politica e ha consentito i post favorevoli alla milizia . Con lo stesso spirito, a marzo, la piattaforma autorizzata, negli ex paesi dell’Est, chiede l’ uccisione di soldati e dirigenti russi . Questo per quanto riguarda i valori che ispirano i nostri leader, come vedremo.

I nostri media diffondono un’immagine romantica della resistenza popolare. È questa immagine che ha portato l’Unione Europea a finanziare la distribuzione di armi alla popolazione civile. Questo è un atto criminale. Nella mia qualità di capo della dottrina del mantenimento della pace all’ONU, ho lavorato sulla questione della protezione dei civili. Abbiamo scoperto che la violenza contro i civili è avvenuta in contesti molto specifici. In particolare, quando le armi abbondano e non ci sono strutture di comando.

Queste strutture di comando sono l’essenza degli eserciti: la loro funzione è quella di incanalare l’uso della forza verso un obiettivo. Armando i cittadini in modo casuale, come avviene attualmente, l’UE li sta trasformando in combattenti, con l’effetto conseguente di renderli potenziali bersagli. Inoltre, senza comando, senza obiettivi operativi, la distribuzione delle armi porta inevitabilmente a regolamenti di conti, banditismo e azioni più micidiali che efficaci. La guerra diventa una questione di emozioni. La forza diventa violenza. È quanto accaduto a Tawarga (Libia) dall’11 al 13 agosto 2011, dove 30mila neri africani sono stati massacrati con armi paracadutate (illegalmente) dalla Francia. A proposito, il Royal Institute for Strategic Studies (RUSI) britannico non vede alcun valore aggiunto in queste consegne di armi.

Inoltre, consegnando armi a un paese in guerra, ci si espone a essere considerati belligeranti. Gli attacchi russi del 13 marzo 2022 contro la base aerea di Mykolayev seguono gli avvertimenti russi secondo cui le spedizioni di armi sarebbero state trattate come obiettivi ostili.

L’UE sta ripetendo la disastrosa esperienza del Terzo Reich nelle ultime ore della battaglia di Berlino. La guerra deve essere lasciata ai militari e quando una parte ha perso, deve semplicemente ammetterlo. E se deve esserci resistenza, deve essere guidata e strutturata. Ma stiamo facendo esattamente il contrario: stiamo spingendo i cittadini ad andare a combattere e, allo stesso tempo, Facebook autorizza gli appelli per l’omicidio di soldati e leader russi. Questo per quanto riguarda i valori che ci ispirano.

Alcuni servizi di intelligence vedono questa decisione irresponsabile come un modo per usare la popolazione ucraina come carne da cannone per combattere la Russia di Vladimir Putin. Questo tipo di decisione omicida avrebbe dovuto essere lasciata ai colleghi del nonno di Ursula von der Leyen. Sarebbe stato meglio impegnarsi in trattative e ottenere così garanzie per la popolazione civile che aggiungere benzina sul fuoco. È facile essere combattivi con il sangue degli altri.

4. L’ospedale di maternità di Mariupol

È importante capire in anticipo che non è l’esercito ucraino a difendere Marioupol, ma la milizia Azov, composta da mercenari stranieri.

Nella sua sintesi della situazione del 7 marzo 2022, la missione russa delle Nazioni Unite a New York ha dichiarato che “i residenti riferiscono che le forze armate ucraine hanno espulso il personale dall’ospedale pediatrico n. 1 della città di Mariupol e hanno allestito un punto di tiro all’interno della struttura”.

L’8 marzo, il media indipendente russo Lenta.ru , ha pubblicato la testimonianza di civili di Marioupol che hanno raccontato che l’ospedale di maternità è stato preso in consegna dalla milizia del reggimento Azov, e che hanno scacciato gli occupanti civili minacciandoli con le loro armi. Hanno confermato le dichiarazioni dell’ambasciatore russo di poche ore prima.

L’ospedale di Mariupol occupa una posizione dominante, perfettamente adatta per l’installazione di armi anticarro e per l’osservazione. Il 9 marzo, le forze russe hanno colpito l’edificio. Secondo la CNN , 17 persone sono rimaste ferite, ma le immagini non mostrano vittime nell’edificio e non ci sono prove che le vittime menzionate siano legate a questo attacco. Si parla di bambini, ma in realtà non c’è niente. Questo può essere vero, ma potrebbe anche non essere vero. Ciò non impedisce ai leader dell’UE di considerare questo come un crimine di guerra . E questo permette a Zelensky di chiedere una no-fly zone sull’Ucraina.

In realtà, non sappiamo esattamente cosa sia successo. Ma la sequenza degli eventi tende a confermare che le forze russe hanno colpito una posizione del reggimento Azov e che il reparto maternità era allora libero da civili.

Il problema è che le milizie paramilitari che difendono le città sono incoraggiate dalla comunità internazionale a non rispettare i costumi della guerra. Sembra che gli ucraini abbiano riproposto lo scenario dell’ospedale di maternità di Kuwait City nel 1990, totalmente allestito dalla ditta Hill & Knowlton per 10,7 milioni di dollari per convincere il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a intervenire in Iraq per l’operazione Desert Shield/Storm .

I politici occidentali hanno accettato attacchi civili nel Donbass per otto anni, senza adottare alcuna sanzione contro il governo ucraino. Siamo entrati da tempo in una dinamica in cui i politici occidentali hanno accettato di sacrificare il diritto internazionale per il loro obiettivo di indebolire la Russia .

Parte terza: Conclusioni

Da ex professionista dell’intelligence, la prima cosa che mi colpisce è la totale assenza dei servizi di intelligence occidentali nella rappresentazione della situazione nell’ultimo anno. In Svizzera , i servizi sono stati criticati per non aver fornito un quadro corretto della situazione. In effetti, sembra che in tutto il mondo occidentale i servizi di intelligence siano stati sopraffatti dai politici. Il problema è che sono i politici a decidere: il miglior servizio di intelligence del mondo è inutile se il decisore non ascolta. Questo è quello che è successo durante questa crisi.

Detto questo, mentre alcuni servizi di intelligence avevano un quadro molto accurato e razionale della situazione, altri avevano chiaramente lo stesso quadro di quello diffuso dai nostri media. In questa crisi, i servizi dei paesi della “nuova Europa” hanno giocato un ruolo importante. Il problema è che, per esperienza, li ho trovati estremamente pessimi a livello analitico: dottrinari, mancano dell’indipendenza intellettuale e politica necessaria per valutare una situazione con “qualità” militare. È meglio averli come nemici che come amici.

In secondo luogo, sembra che in alcuni paesi europei i politici abbiano deliberatamente ignorato i loro servizi per rispondere ideologicamente alla situazione. Ecco perché questa crisi è stata irrazionale fin dall’inizio. Va notato che tutti i documenti che sono stati presentati al pubblico durante questa crisi sono stati presentati da politici sulla base di fonti commerciali.

Alcuni politici occidentali volevano ovviamente che ci fosse un conflitto. Negli Stati Uniti, gli scenari di attacco presentati da Anthony Blinken al Consiglio di sicurezza erano solo il prodotto dell’immaginazione di un Tiger Team che lavorava per lui: ha fatto esattamente come fece Donald Rumsfeld nel 2002, che aveva così “aggirato” la CIA e altri servizi di intelligence che erano molto meno assertivi sulle armi chimiche irachene.

Gli sviluppi drammatici a cui stiamo assistendo oggi hanno cause che conoscevamo ma che ci rifiutavamo di vedere:

sul piano strategico, l’allargamento della NATO; sul piano politico, il rifiuto occidentale di attuare gli accordi di Minsk; e operativamente, i continui e ripetuti attacchi alla popolazione civile del Donbass negli ultimi anni e il drammatico aumento a fine febbraio 2022.

In altre parole, possiamo naturalmente deplorare e condannare l’attacco russo. Ma NOI (ovvero: Stati Uniti, Francia e Unione Europea in testa) abbiamo creato le condizioni per lo scoppio di un conflitto. Mostriamo compassione per il popolo ucraino e per i due milioni di rifugiati . Questo va bene. Ma se avessimo avuto un minimo di compassione per lo stesso numero di profughi delle popolazioni ucraine del Donbass massacrate dal loro stesso governo e che hanno cercato rifugio in Russia per otto anni, probabilmente niente di tutto ciò sarebbe accaduto.

Come è facile verificare, oltre l’80% delle vittime nel Donbass sono state il risultato dei bombardamenti dell’esercito ucraino. Per anni l’Occidente è rimasto in silenzio sul massacro degli ucraini di lingua russa da parte del governo di Kiev, senza mai tentare di esercitare pressioni. È questo silenzio che ha costretto la parte russa ad agire.

Se il termine “genocidio” si applichi agli abusi subiti dalla gente del Donbass è una questione aperta. Il termine è generalmente riservato a casi di maggiore entità (Olocausto, ecc.). Ma la definizione data dalla Convenzione sul genocidio è probabilmente abbastanza ampia da poter essere applicata a questo caso.

Chiaramente, questo conflitto ci ha portato all’isteria. Le sanzioni sembrano essere diventate lo strumento privilegiato della nostra politica estera. Se avessimo insistito affinché l’Ucraina rispettasse gli accordi di Minsk, che avevamo negoziato e approvato, nulla di tutto ciò sarebbe accaduto. La condanna di Vladimir Putin è anche la nostra. Non ha senso lamentarsi dopo: avremmo dovuto agire prima. Tuttavia, né Emmanuel Macron (in quanto garante e membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite), né Olaf Scholz, né Volodymyr Zelensky hanno rispettato i loro impegni. Alla fine, la vera sconfitta è quella di chi non ha voce.

L’Unione Europea non è stata in grado di promuovere l’attuazione degli accordi di Minsk, al contrario, non ha reagito quando l’Ucraina stava bombardando la propria popolazione nel Donbass. Se l’avesse fatto, Vladimir Putin non avrebbe avuto bisogno di reagire. Assente dalla fase diplomatica, l’Ue si è distinta per aver alimentato il conflitto. Il 27 febbraio, il governo ucraino ha accettato di avviare negoziati con la Russia. Ma poche ore dopo, l’Unione Europea ha votato un budget di 450 milioni di euro per la fornitura di armi all’Ucraina, aggiungendo benzina al fuoco. Da quel momento in poi, gli ucraini hanno sentito di non aver bisogno di raggiungere un accordo. La resistenza della milizia Azov a Mariupol ha portato addirittura a una spinta di 500 milioni di euro per le armi.

In Ucraina, con la benedizione dei Paesi occidentali, sono stati eliminati coloro che sono favorevoli a un negoziato. È il caso di Denis Kireyev, uno dei negoziatori ucraini, assassinato il 5 marzo dai servizi segreti ucraini (Sbu) perché troppo favorevole alla Russia ed era considerato un traditore. La stessa sorte è toccata a Dmitry Demyanenko, ex vice capo della direzione principale della SBU per Kiev e la sua regione, assassinato il 10 marzo perché troppo favorevole a un accordo con la Russia: fu fucilato dalla milizia Mirotvorets (“Peacemaker”) . Questa milizia è associata al sito web di Mirotvorets, che elenca i “nemici dell’Ucraina”, con i loro dati anagrafici, indirizzi e numeri di telefono, affinché possano essere molestati o addirittura eliminati; una pratica punibile in molti paesi, ma non in Ucraina. L’ONU e alcuni paesi europei hanno chiesto la chiusura di questo sito che è stata rifiutata dalla Rada.

Alla fine, il prezzo sarà alto, ma Vladimir Putin probabilmente raggiungerà gli obiettivi che si era prefissato. I suoi legami con Pechino si sono consolidati. La Cina sta emergendo come mediatore nel conflitto, mentre la Svizzera si unisce alla lista dei nemici della Russia. Gli americani devono chiedere al Venezuela e all’Iran il petrolio per uscire dall’impasse energetica che si sono imposti: Juan Guaido sta uscendo di scena per sempre e gli Stati Uniti devono pietosamente tornare sui propri passi sulle sanzioni imposte ai loro nemici.

I ministri occidentali che cercano di far crollare l’economia russa e di far soffrire il popolo russo , o addirittura chiedono l’ assassinio di Putin, dimostrano (anche se hanno parzialmente invertito la forma delle loro parole, ma non la sostanza!) che i nostri leader non sono meglio di quelli che odiamo, perché sanzionare gli atleti russi ai Giochi Paraolimpici o gli artisti russi non ha nulla a che fare con la lotta contro Putin.

Pertanto, riconosciamo che la Russia è una democrazia poiché riteniamo che il popolo russo sia responsabile della guerra. Se non è così, allora perché cerchiamo di punire un’intera popolazione per la colpa di uno? Ricordiamo che le punizioni collettive sono vietate dalla Convenzione di Ginevra.

La lezione da trarre da questo conflitto è che il nostro senso di umanità ha una geometrica variabile. Se tenevamo così tanto alla pace e all’Ucraina, perché non l’abbiamo incoraggiata a rispettare gli accordi che aveva firmato e che i membri del Consiglio di sicurezza avevano approvato?

L’integrità dei media è misurata dalla loro disponibilità a lavorare entro i termini della Carta di Monaco. Sono riusciti a propagare l’odio per i cinesi durante la crisi del Covid e il loro messaggio polarizzato porta gli stessi effetti contro i russi . Il giornalismo sta diventando sempre più poco professionale e militante.

Come diceva Goethe: “Quanto maggiore è la luce, tanto più scura è l’ombra”. Più le sanzioni contro la Russia sono sproporzionate, più i casi in cui non abbiamo fatto nulla mettono in evidenza il nostro razzismo e servilismo. Perché da otto anni nessun politico occidentale ha reagito agli scioperi contro la popolazione civile del Donbass?

Infine, cosa rende il conflitto in Ucraina più biasimevole della guerra in Iraq, Afghanistan o Libia? Quali sanzioni abbiamo adottato contro coloro che hanno deliberatamente mentito alla comunità internazionale per condurre guerre ingiuste, ingiustificate e assassine? Abbiamo cercato di “far soffrire il popolo americano” per averci mentito (perché è una democrazia!) prima della guerra in Iraq? Abbiamo adottato un’unica sanzione contro i paesi, le aziende o i politici che stanno fornendo armi al conflitto in Yemen, considerato il ” peggior disastro umanitario del mondo ?” Abbiamo sanzionato i paesi dell’Unione Europea che praticano la tortura più abietta sul loro territorio a beneficio degli Stati Uniti?

Farsi la domanda è già rispondere… e la risposta non è bella.

Jacques Baud è un ex colonnello di stato maggiore, ex membro dell’intelligence strategica svizzera, specialista dei paesi dell’est. È stato addestrato nei servizi di intelligence americani e britannici. Ha servito come capo della politica per le operazioni di pace delle Nazioni Unite. In qualità di esperto delle Nazioni Unite sullo stato di diritto e le istituzioni di sicurezza, ha progettato e guidato la prima unità multidimensionale di intelligence delle Nazioni Unite in Sudan. Ha lavorato per l’Unione Africana ed è stato per 5 anni responsabile della lotta, presso la NATO, contro la proliferazione delle armi leggere. È stato coinvolto in discussioni con i più alti funzionari dell’esercito e dell’intelligence russi subito dopo la caduta dell’URSS. All’interno della NATO, ha seguito la crisi ucraina del 2014 e successivamente ha partecipato a programmi di assistenza all’Ucraina. È autore di numerosi libri sui servizi segreti, la guerra e il terrorismo, in particolare “Le Détournement” edito da SIGEST, “Gouverner par les fake news” , “L’affaire Navalny”. Il suo ultimo libro è “Poutine, maître du jeu?” pubblicato da Max Milò.

Originale in inglese: https://www.thepostil.com/the-military-situation-in-the-ukraine/

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3 thoughts on “La situazione militare in Ucraina

  1. Analisi corretta degli eventi, mi domando e chiedo……a che scopo tutto ciò? Perché i politici cavalcano scellerate scelte ed azioni si demenziali?
    Mi auguro, sì come nel 45, si effettui un ripulisti delle menti bacate

  2. a proposito del “genocidio” https://www.butac.it/donbass-14000-vittime/
    Credo fosse nell’interesse di un governo centrale desideroso di aderire alla EU la volontà di accelerare il più possibile il processo di riappacificazione con le province ribelli. Processo ovviamente che si interrompe quando le province ribelli si oppongono a qualsivoglia compromesso politico, sicuramente aizzate da un vicino scomodo che ha tutto l’interesse a mantenere l’Ucraina instabile e pertanto inadatta a qualsivoglia tipo di adesione, tanto più a quella NATO.

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