MARCO COSENTINO INTERVISTATO SULLO STUDIO DEI TRE RICERCATORI DELL’ISS
Secondo il Prof. Marco Cosentino, farmacologo e professore presso l’Università dell’Insubria, le conclusioni degli autori dello studio ISS sono “molto ragionevoli, equilibrate e condivisibili, specie dove sollecitano riflessioni e rivalutazioni del rapporto tra benefici e rischi”. Riguardo ai vaccini mRNA in sé, è sbagliato anche parlare di “falso scientifico”, perché non c’è mai stato uno studio — vero o falso che fosse — che ha inteso sostenere la capacità “sterilizzante” dei vaccini. Se mai, si dovrebbe piuttosto parlare di “falso politico”: la premessa per gli obblighi vaccinali si è basata sul falso assunto che questi vaccini fossero in grado di ridurre il rischio di contagiarsi. Cosa rivelatasi non vera.

“La revisione della letteratura realizzata da Loredana Frasca e dai suoi colleghi ha selezionato oltre duecento riferimenti bibliografici per fornire un quadro recente e aggiornato delle evidenze disponibili riguardo alla correlazione tra somministrazione di vaccini COVID-19 a RNA e insorgenza di malattie cardiache e autoimmuni. […]
…che questi vaccini fossero ampiamente “imperfetti” ce lo dicevamo fin dai primi mesi del 2021, di fronte all’evidenza che non erano in grado di bloccare il contagio e tanto meno la circolazione del virus. E questo è sempre stato chiaro e inequivocabile. Per dire, dunque, che a mio modo di vedere, non si può parlare di falso scientifico, nel senso che non c’è mai stato uno studio — vero o falso che fosse — che ha inteso sostenere la capacità “sterilizzante” di questi vaccini. Anche a prendere per buone le statistiche ufficiali dell’ISS, il contagio dopo vaccino è stato la regola più che l’eccezione, fenomeno ampiamente confermato dalla letteratura scientifica internazionale. E altrettanto, la contagiosità dei vaccinati è comprovata da studi alquanto concordi nelle evidenze proposte. Io stesso ho presentato, insieme a vari altri autorevoli colleghi, una selezione di queste evidenze a più riprese in audizioni pubbliche in Parlamento, dove sono a tutt’oggi agli atti. Tutto questo per dire che il “falso” se mai è stato tutto di natura politica, nel senso che la premessa per gli obblighi vaccinali — diretti o indiretti che fossero — dichiaratamente fondata sull’utilità di questi prodotti “al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza”, ovvero sul falso assunto che questi vaccini fossero in grado di ridurre il rischio di contagiarsi e di contagiare altri in misura rilevante per la collettività. […]
Questi prodotti originano da piattaforme biotecnologiche sviluppate primariamente per la terapia genica, ovvero per la somministrazione di geni umani, dunque non estranei all’organismo. E già questo non è trascurabile: inserirvi un gene virale significa esporsi al rischio di introdurre nell’organismo il codice per una proteina estranea, e se questa proteina è prodotta — come accade — dai nostri tessuti, è inevitabile che questi ultimi vengano aggrediti dal sistema immunitario. E qui ci ricolleghiamo al tema delle malattie autoimmuni. Poi, va detto che il gene della proteina virale, la cosiddetta Spike, è a sua volta modificato per renderlo più stabile e consentirgli di esprimersi nell’organismo più a lungo. Quanto più a lungo? E dove si esprime? Nemmeno gli inventori di questi prodotti lo sanno. O, se lo sanno, fino ad ora non ce lo hanno raccontato. Il che potrebbe essere secondario, non fosse che il gene codifica per una proteina, la Spike, che è anche la principale tossina che il virus SARS-CoV-2 utilizza per aggredire i tessuti provocando danno, reazioni infiammatorie, trombosi morte cellulare e tanti altri fenomeni molti dei quali attendono ancora di essere descritti in dettaglio. E abbiamo vari motivi concreti per pensare che questa sia una delle ragioni principali se non “la” principale per cui questi vaccini causano tanti problemi.
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