L’EUROPA. IL VITELLO GRASSO AL BANCHETTO DELLE GRANDI POTENZE


A fine febbraio, quando è iniziata la guerra in Ucraina, l’Euro valeva 1,14 sul dollaro. Mentre scriviamo, viene scambiato a 0,9686, oltre tre punti sotto la parità. Una discesa lenta, inesorabile, fatta, come spesso accade in questi casi, di brevi risalite e brevi ricadute che seguono l’isteria delle aspettative sulle mosse delle banche centrali, ma comunque all’interno di un trend ben definito, visibile a occhio nudo da chiunque senza bisogno di sofisticati strumenti di analisi. Nessun tonfo, nessuna implosione improvvisa, nessuno strappo, come qualcuno a volte paventa o si augurerebbe. Non è così che, di solito, si muovono questi processi. Piuttosto un’erosione lenta, ma costante.

Fonte: TradingView

Decimale dopo decimale, il dollaro si sta mangiando la moneta unica. E con essa i nostri risparmi. Il denaro, a poco a poco, sta uscendo dall’Europa per spostarsi verso l’altra sponda dell’oceano. Come ci ricordava un paio di giorni fa il Wall Street Journal, “colpite dall’impennata dei prezzi del gas, le aziende in Europa che producono acciaio, fertilizzanti e altre materie prime per attività economiche stanno spostando le attività negli Stati Uniti, attratte da prezzi dell’energia più stabili e dal forte sostegno del governo”. Denaro vero, ricchezza reale, asset tangibili, che andranno a coprire i trilioni di carta creata dal nulla dalla FED negli ultimi decenni. Ma c’è di più. Se Biden vuole evitare una disfatta dei DEM alle prossime elezioni di medio periodo che si terranno a inizio novembre, ha un’unica strada: rimandare l’inevitabile crollo di Wall Street il più possibile attirando capitali verso gli USA. In tutto questo, la BCE può fare ben poco. Se vuole frenare la discesa dell’Euro in questa fase, ha di fronte a sé una strada obbligata: aumentare i tassi di 75 o 100 punti base al prossimo meeting. Ma, così facendo, finirà solo per accelerare la distruzione della domanda e amplificare la recessione che già si sta abbattendo sull’Europa. Come da tradizione, anche a questo giro la BCE è rimasta al traino della FED, con il prevedibile risultato di rendere ogni sua mossa prevedibile e, soprattutto, tardiva. In pratica, la BCE può solo assistere, più o meno impotente, alla triste agonia della sua valuta, riflesso diretto del declino e dell’insignificanza del suo continente.

No, non è la Russia che sta morendo, come vi raccontano in TV i giornalisti del mainstream, che cercano di convincervi che i soldi che state mandando in Ucraina servono alla pace e alla sconfitta di Putin. Non sono nemmeno gli USA che stanno morendo, come qualche organo della cosiddetta “controinformazione” vorrebbe farvi credere, anche in quel caso sovrapponendo il wishful thinking alla realtà. La crisi del dollaro è uno scenario che, forse, vedremo in un futuro non troppo lontano, ma certamente non oggi. È l’Europa la pedina sacrificabile in questo gioco. È l’Europa il vitello grasso da scannare al banchetto delle grandi potenze. Un continente in pauroso ritardo tecnologico rispetto a USA, Cina e buona parte dell’Asia, con un tasso demografico che si mantiene sopra lo zero solo grazie alle massicce migrazioni dall’Africa avvenute a ritmo incessante dopo il 2015, completamente dipendente dagli USA sul piano militare, completamente dipendente da Russia, USA e Nord africa e mondo arabo sul piano energetico, pertanto, di fatto irrilevante a livello geopolitico e capace solo di subire decisioni prese altrove, eppure ancora straordinariamente ricco di risparmi e know how produttivo. Il vero obiettivo di questa guerra e di questa crisi energetica non sono i confini e il futuro dell’Ucraina, ma la spartizione dell’Europa, declassata, per la miopia e l’insipienza dei suoi governanti, ad attore marginale e subalterno nei grandi giochi di potere globali e, pertanto, destinata fatalmente a finire nel loro piatto.

È quello il comune obiettivo di USA, Russia e Cina in questa crisi. Se si capisce questo, si capisce anche perché né Putin né Biden abbiano interesse in questo momento a forzare la mano in Ucraina. Ognuno dei due contendenti potrebbe vincere la guerra dispiegando sul campo mezzi militari di potenza devastante in tempi brevi. Ma non lo fa e questo per un buon motivo: perché non ha alcun interesse a porre fine alla guerra, ma piuttosto a prolungarla. Questa opzione finirebbe, infatti, solo per innalzare ulteriormente l’escalation e abbreviare i tempi di una crisi che, al contrario, fa comodo a tutti tranne che all’Europa. Quanto più a lungo dura la crisi, tanto più l’Europa verrà depredata delle sue ricchezze, delle sue aziende, dei suoi asset più preziosi. Fino all’irrilevanza.

Purtroppo, il destino dell’Europa appare oggi segnato come il trend della sua valuta. Non è da escludere che, quando l’Euro sarà arrivato a toccare 0,90 sul dollaro e una fetta consistente delle ricchezze ancor oggi custodite nei suoi forzieri sarà emigrata oltreaceano, basteranno un paio di telefonate ad alto livello per porre fino al conflitto. Qualcuno forse festeggerà, cercando di dimostrare che la propria parte ha vinto e l’avversario ha perso, che il nostro sacrificio è stato necessario in vista di un obiettivo più grande e più importante. Quello che pochi, però, potranno negare è che l’Europa, a quel punto, sarà diventata un deserto finanziario e industriale, terreno di conquista per grandi fondi e banche d’affari americane e cinesi. Un continente geopoliticamente, finanziariamente, tecnologicamente, militarmente, demograficamente irrilevante, al quale serviranno decenni per rialzarsi.

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3 thoughts on “L’EUROPA. IL VITELLO GRASSO AL BANCHETTO DELLE GRANDI POTENZE

  1. Prima di va tutto vi ringrazio di questa spiegazione! Siamo di fronte ad un immenso pericolo… sento molta tristezza per il menefreghismo che esiste.. tra tanta gente! Alla fine scelgono sempre quelli e finiamo sempre nello stesso sacco!

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