CHI NON VINCE SI RIVEDE

0

Hillary sta già preparando il terreno per la sua ricandidatura nel 2024. E l’establishment già le strizza l’occhio. Dopo aver scaricato Biden e la Harris, entrambi con la popolarità ai minimi storici dopo appena un anno di mandato, think-tank e grandi media già guardano al 2024 e ponderano le possibili opzioni. Tra entusiasti e scettici, alla fine Hillary la spunterà. Il terrore di un ritorno di Trump e l’assenza di altri candidati democratici di spicco faranno la differenza a suo favore.

Se qualcuno pensava di essersi liberato per sempre dall’incubo di una sua presidenza dopo la clamorosa sconfitta del 2016, presto dovrà ricredersi. In questi giorni si assiste, infatti, a un crescente quanto insolito consenso tra opinionisti, analisti e commentatori televisivi dei più diversi orientamenti e schieramenti. Tra chi lo vede come un auspicio e chi come una iettatura, tutti o quasi sono ormai pronti a scommettere che la vecchia leonessa, uscita distrutta dalle presidenziali del 2016, ma finora rimasta indenne da qualsiasi scandalo e procedimento giudiziario, sarà la probabile candidata democratica alle prossime presidenziali del 2024.

Basta una rapida ricerca su Google o Twitter nell’ultima settimana dal 10 al 16 gennaio per portare alla luce una sorprendente mole di articoli che, con singolare sincronismo, preconizzano la ricandidatura della ex first lady, ex segretario di stato, nonché protagonista della più grande e inaspettata sconfitta elettorale della storia americana degli ultimi cinquanta anni

Esattamente la reazione che Hillary si aspettava fin da metà dello scorso dicembre, quando è tornata prepotentemente sulla scena dopo anni di relativo silenzio con due improvvise uscite, tanto istrioniche quanto sapientemente preparate e calcolate. Prima l’8 dicembre, leggendo il discorso della vittoria mai pronunciato su Masterclass, poi due giorni dopo rilasciando un’intervista a Willie Geist su MSNBC, nella quale, accanto al prevedibile attacco a Donald Trump, ha colto l’occasione per un endorsement indiretto ad Anthony Fauci e per ricordare all’America che la desolante situazione economica, politica e sociale in cui versa oggi il paese si sarebbe potuta evitare se quell’8 novembre 2016 le cose fossero andate diversamente. Insomma, il più classico dei messaggi in codice rivolto a chi deve capire.

Fummo facili profeti, con un nostro post su Telegram il 13 dicembre, nell’intuire che quello della Clinton era un vero e proprio atto di autocandidatura preliminare per le presidenziali del 2024. Con l’astuzia e l’istinto da rapace che la contraddinguono, Hillary ha fiutato prontamente il momento di difficoltà del partito democratico e ha colto l’occasione per lanciare un sasso nello stagno aspettando l’onda di ritorno. Con la coppia Biden-Harris che sprofonda sempre più in basso a ogni sondaggio (attualmente l’approvazione del presidente è di poco superiore al 30%, quella della Harris è addirittura al 28%), il programma Build Back Better che annaspa al Congresso e l’incubo che le prossime elezioni di medio termine riconsegnino il Senato ai repubblicani, Hillary ha capito che è venuto il momento di uscire allo scoperto e anticipare le mosse di altri potenziali temibili concorrenti come Michelle Obama o stroncare sul nascere altre fantasiose ipotesi come un ticket Joe Biden-Liz Cheney. Del resto, se non ora quando? Politico di razza e di pedigree, Hillary Clinton nel 2024 avrà 78 anni. Se davvero coltiva l’ambizione di tentare una nuova avventura presidenziale, questa è davvero la sua ultima occasione.

Significativo un passaggio della lunga intervista rilasciata a Willie Geist nel video proposto qui sopra. Hillary non solo lascia trasparire implicitamente la sua intenzione di candidarsi, ma si presenta anche come un candidato moderato, capace di isolare la fazione più radicale del suo partito, rappresentata da Alexandra Ocasio Cortez e Bernie Sanders, e di attirare voti da quella parte di repubblicani che fa capo a Liz Cheney, Mitch McConnell e Mitt Romney che ha sempre osteggiato Donald Trump:

Hillary, dunque, ci riprova. E lo fa lanciando un messaggio politico esplicito: “Sono l’unico candidato con grande esperienza che può sfidare e sconfiggere Trump, trovare consensi nell’ala anti-trumpiana del partito repubblicano, mettere un freno alle fumisterie dell’ala ultraprogressista e riportare l’America al suo antico splendore. O scegliete me o vi ritroverete Trump. Avete commesso un errore nel 2016, vi offro l’occasione per riscattarvi nel 2024”. Parole che riecheggiano quelle pronunciate da suo marito, l’ex presidente Bill Clinton, in una recente intervista a People. Secondo Bill, non aver eletto Hillary nel 2016 è stato “uno degli errori più gravi che abbiamo mai commesso come paese”.

Se l’intento della Clinton era provocare reazioni, possiamo dire che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto. L’onda di ritorno è arrivata. I grandi mainstream hanno ricevuto il segnale e hanno ricominciato a parlare di lei, in qualche caso, attribuendole già quell’investitura ufficiosa che lei si aspettava di ricevere: 

Così scriveva il Wall Street Journal l’11 gennaio scorso con un articolo a firma di Douglas E. Schoen e Andrew Stein, che si concludeva con un vero e proprio endorsement:

Un altro esplicito endorsement è arrivato da Dick Morris, ex consigliere di Bill Clinton, intervistato ieri da John Catsimatidis durante il programma radiofonico di 77 WABC. Secondo Morris, se i democratici perderanno il controllo del Congresso nelle elezioni di medio termine del 2022, il presidente Biden e la vicepresidente Kamala Harris saranno definitivamente bruciati, spalancando così le porte a una ricandidatura di Hillary Clinton. “Hillary ha messo a punto una strategia brillante che nessun altro sarebbe stato in grado di elaborare”, ha detto Morris. “Nel momento in cui le elezioni saranno finite, ogni democratico farà il tiro al bersaglio contro Biden e la Harris. Saranno dei morti viventi”, ha detto Morris. Hillary Clinton, invece, secondo l’ex consigliere “ha organizzato un gioco a somma zero in cui quanto peggio le cose vanno [per Biden], tanto meglio vanno per lei, perché si è posizionata come l’alternativa democratica a Biden. Non solo a Biden, ma all’estrema sinistra nel Partito Democratico”.

Un primo endorsement dal versante democratico, sia pure senza grande entusiasmo, era già arrivato il 15 dicembre scorso da The Hill in un articolo a firma dell’editorialista Joe Concha. The Hill è una testata tradizionalmente vicina al progressismo americano, è legata a doppio filo all’amministrazione Biden e non ha mai amato particolarmente i Clinton. Il titolo dell’articolo di Concha è emblematico: “Hillary 2024? Tenendo conto dei concorrenti, potrebbe essere l’opzione migliore per i democratici”. Pragmaticamente, Concha riconosce che tutti gli altri candidati, per un motivo o per un altro, non possiedono i requisiti necessari per competere nella prossima tornata presidenziale. Alla fine, Hillary Clinton, lungi dall’essere il candidato ideale, potrebbe essere l’unica arma vincente che i democratici hanno ancora a disposizione per scongiurare il male assoluto, ossia la rielezione di Trump:

Anche per Tara Palmeri di Politico le difficoltà dell’amministrazione Biden vengono viste dai Clinton come un’opportunità per rientrare in gioco dopo lo smacco del 2016. Più scettico Newsweek, che ricorda come al momento Hillary sia l’ultima scelta degli stessi elettori democratici, arrivando dietro nelle preferenze non solo a Biden e a Kamala Harris, ma anche a Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Pete Buttigieg e alla stessa Alexandria Ocasio-Cortez. 

Hillary riuscirà a spuntarla alla fine?

Fare previsioni a tre anni in un’epoca in cui i paradigmi si ribaltano in meno di trecentosessantacinque giorni è esercizio a dir poco avventato. Ciò premesso, tutto indica ad oggi che ha buone probabilità di riuscirci. Hillary ha un grande punto debole e un grande punto di forza. Il suo punto debole è la popolarità: in pochi la amano in America. Persino tra le file dei democratici fatica a farsi apprezzare. La sua vera base elettorale si concentra essenzialmente nell’ambiente finanziario che ruota attorno a Wall Street, nel complesso militare-industriale e nel suo braccio politico, i neocon, un tempo contigui al partito repubblicano, prima che l’elezione di Trump nel 2016 cambiasse completamente lo scenario. Il resto del campo democratico, pur apprezzandone l’indubbia esperienza politica e l’intelligenza, non l’hai vista di buon occhio e questo aspetto ha certamente pesato, insieme ad altri, nella sua clamorosa sconfitta del 2016. Ma Hillary ha anche un grande punto di forza: Donald Trump, o meglio, l’ossessione che l’establishment politico e mediatico, non solo americano ma occidentale, ha ormai maturato nei suoi confronti. Personaggio per definizione divisivo, Trump è oggi paradossalmente il miglior alleato di Hillary Clinton nella sua nuova scalata alla vetta del partito democratico. Di fronte allo spettro del “male assoluto”, qualsiasi ipotesi, inclusa quella più subottimale, diventa accettabile. L’avversione parossistica che i think tank democratici nutrono nei confronti di Trump è quella che spinge Thomas Friedman, editorialista del New York Times, a caldeggiare un’improbabile alleanza tra Biden e Liz Cheney per il 2024[1]. L’illusione di strappare anche il minimo margine a Trump e allontanare lo spauracchio di un suo ritorno alla Casa Bianca lo porta addirittura a postulare un inedito ticket democratico-repubblicano sulla falsariga dei governi israeliani a maggioranza allargata (peraltro, storicamente mai stati sinonimo di stabilità politica). Ed è la stessa avversione parossistica che nello stesso articolo spinge un navigato analista politico come Steven Levitsky, professore di scienze politiche ad Harvard, ad affermare che

Questo scenario di polarizzazione estrema ed esasperata gioca indubbiamente a favore di un ritorno di Hillary Clinton, non meno che l’intrinseca debolezza degli altri pretendenti del suo partito. Gli equilibri potrebbero cambiare a sfavore di Hillary nell’eventualità in cui la scelta dei repubblicani dovesse ricadere alla fine su un candidato diverso da Trump, ad esempio Ron DeSantis, che incarna molti dei valori dell’orange man, ma viene visto come più digeribile da almeno una parte degli elettori indipendenti e moderati. 

In conclusione, Hillary Clinton dovrà vincere non poche resistenze all’interno del suo partito, principalmente in quell’ala progressista che è oggi molto forte soprattutto nel Nordest e che sarebbe pronta ad accettarla solo se dall’altra parte si ponesse l’alternativa del babau, dando per scontato che Biden difficilmente deciderà di correre di nuovo. Una cosa è certa: Hillary ha tutto l’interesse che Trump continui a terrorizzare i sonni dell’establishment e che i repubblicani vincano le elezioni di medio termine riconquistando la maggioranza al Senato. Due campanelli di allarme che potrebbero far entrare i democratici in modalità panico e indurli a ingoiare la pillola amara della sua candidatura. Sei anni fa la Clinton scommise su una vittoria di Trump alle primarie repubblicane. Con una valutazione poi rivelatasi nefasta, lo considerava l’avversario più abbordabile e più facile da battere in un’elezione. Sei anni dopo Hillary è costretta nuovamente a scommettere su Trump, anche se per motivi diversi. Sa bene, infatti, che le sue chance di rielezione aumentano nella misura in cui lei e l’establishment riusciranno a trasformare la prossima elezione in una battaglia tra il Bene e il Male. Anche perché, diciamolo, questo è il tipico scenario che giustifica implicitamente qualsiasi mezzo, lecito e meno lecito, pur di arrivare alla vittoria finale.

Telegram | Portale | Ultim'ora | Twitter | Instagram | Truth Social | Odysee

Condividi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *