LA STRANA STORIA DELLA PANTERA COREANA CHE SCONFISSE IL LEOPARDO TEDESCO

Come l’industria bellica tedesca è riuscita ad autodistruggersi ed a lasciare indifesa l’Europa.

In questi giorni è arrivata la notizia che la Polonia ha deciso di dotarsi del carro armato di produzione sudcoreana K2 Black Panther. Il carro armato sudcoreano affiancherà i carri armati americani Abrams M1 A2 SEP 3 e verrà acquistato in un quantitativo di mille unità. Altrettanti saranno i carri americani. La Polonia era uno dei tanti utilizzatori del carro armato tedesco Leopard 2, che è stato aggiornato localmente alla versione Leopard 2PL.

Leopard 2PL

Che cosa ha spinto la Polonia a dotarsi del carro sudcoreano e non ultimo, ad adottare il caccia leggero, sempre di produzione sudcoreana, KAI T50 Golden Eagle?

Innanzitutto, dobbiamo ricordare che l’industria bellica tedesca, specialmente nel reparto di mezzi corazzati, si è dimostrata totalmente inaffidabile. Questa inaffidabilità ha spinto il governo polacco a guardare a un mezzo moderno che avesse un prezzo molto concorrenziale senza pregiudicare al tempo stesso la qualità. La soluzione è stata individuata nel carro sudcoreano, già disponibile in grandi quantità. Ma, soprattutto, il produttore coreano ha dato la disponibilità a creare un servizio di indotto e di addestramento complessivo per il mezzo in loco. Il Leopard tedesco si era dimostrato, invece, totalmente carente a livello di pezzi di ricambio, limite che ne ha pregiudicato la manutenzione e la messa in servizio. La stessa Bundeswehr si ritrova oggi in totale difficoltà nel mantenere in linea i suoi mezzi corazzati. L’indisponibilità degli ultimi aggiornamenti, a cui i polacchi hanno dovuto porre rimedio ricorrendo ad aziende locali, è stata probabilmente il colpo di grazia del Leopard 2PL e ha convinto il governo di Varsavia a puntare su fornitori molto più affidabili.

Ma da cosa nasce la problematica dei mezzi corazzati tedeschi? Si dice che lo stesso esercito canadese, dopo aver comprato i Leopard 2 A6, non abbia voluto comprarne altri non per incrementare il numero di mezzi in servizio, ma semplicemente per avere mezzi da cannibalizzare e mantenere in efficienza operativa quelli già esistenti. Stesso problema è stato riscontrato anche da altri eserciti che hanno in linea il mezzo tedesco. Si vocifera che l’azienda produttrice del Leopard, con la fine della guerra fredda non abbia progressivamente rinnovato i contratti con le aziende dell’indotto per la produzione del mezzo. Risultato: nel corso degli anni sono venuti a mancare sempre di più i componenti di ricambio. Per ovviare a questo problema, l’esercito tedesco ha provveduto a ritirare parecchie unità per metterle in riserva e utilizzarle come donatrici di pezzi di ricambio, anche per il mercato esterno. Ma, così facendo, il numero di mezzi operativi è rimasto sempre più limitato e gli eserciti dotati del Leopard hanno avuto sempre più difficoltà nel mantenerlo in linea.

K21 Infantry Fighting Vehicle (IFV)

Lo stesso problema si è riscontrato per l’IFV Puma, che sarebbe andato a sostituire il Murder e che, nelle intenzioni dei tedeschi, sarebbe dovuto diventare il nuovo mezzo da combattimento della fanteria standard per gli eserciti NATO, specialmente per i nuovi membri dell’est Europa. L’Ungheria era uno dei clienti interessati all’acquisto del mezzo. Tuttavia, per problematiche tecniche non del tutto chiare, l’acquisto è stato per ora congelato.

Questa grave e profonda crisi dell’industria bellica tedesca si ripercuote sull’intero assetto della difesa europea. Alla fine, le uniche componenti corazzate disponibili sono quelle americane, quelle inglesi e, per strano che possa sembrare a qualcuno, quelle italiane. Questo perché sono gli unici paesi che possiedono mezzi di produzione propria e dispongono ancora di un indotto aperto e operativo.

Tornando all’ingresso dell’industria bellica sudoreana in Polonia, c’è da dire che negli ultimi anni l’Asia è stata un mercato in continua crescita, che a livello globale ha progressivamente incrementato la propria importanza e, per noi europei, la sua pericolosità. I paesi asiatici hanno sviluppato molti brevetti, le loro aziende della difesa hanno investito massicciamente nella ricerca e nello sviluppo, creando mezzi molto performanti e, soprattutto, pronti all’impiego. Diversamente, negli ultimi 20 anni in Europa si è parlato quasi esclusivamente di missioni di pace, in cui non servivano mezzi non da combattimento, ma da peacekeeping, con conseguenti riduzioni del bilancio delle difese. Bilancio che, peraltro, è stato per lo più devoluto non all’acquisto di mezzi, ma piuttosto alla ricerca e allo sviluppo. Se, da un lato, ciò ha contribuito a tenere in vita l’industria militare europea, dall’altro ha spostato progressivamente il baricentro dalla difesa vera e propria verso la finanza. Ma una nazione che non ha una produzione propria di mezzi da combattimento è costretta a optare per soluzioni prodotte all’estero, che garantiscano non solo l’efficienza richiesta, ma anche la necessaria esperienza sul campo. Per quanto concerne l’esperienza diretta sul campo, in ambito occidentale i mezzi americani la fanno ancora da padrone, avendo dimostrato in molti campi di battaglia la loro funzionalità, sia per quanto concerne i mezzi di combattimento a terra, come i carri e le semplici armi da fanteria, sia soprattutto per quanto riguarda l’aviazione. Non ultimo, premia l’industria militare americana la capacità di produrre in grandi quantità qualsiasi mezzo venga scelto.

K2 Black Panther (Fonte: ARES-Osservatorio Difesa)

La scelta di un mezzo sudcoreano ha anche una valenza politica. Optando per il K2 Black Panther, anziché per un mezzo americano, la Polonia sottrae alla Russia la scusa che gli Stati Uniti starebbero armando il loro alleato di confine in vista di una possibile, eventuale, futura aggressione. In realtà, è un messaggio significato puramente simbolico, perché comunque la Corea del Sud è uno tra i principali alleati statunitensi. Non ultimo, l’azienda sudcoreana ha già un discreto quantitativo di mezzi in pronta consegna per la Polonia che verranno poi aggiornati in loco. Ma, soprattutto, è pronta a condividere la produzione del mezzo con Varsavia. Non solo la Polonia diventerebbe un partner chiave della Corea del Sud per i futuri sviluppi del carro armato. Ciò avrebbe anche ricadute molto importanti sul tessuto economico della difesa polacco. Se tutto fila liscio, la Polonia potrebbe poi essere interessata anche ad adottare il mezzo da combattimento della fanteria, sempre di produzione sudcoreana, K21 e l’obice semovente K9, che condivide parte dei suoi elementi con il venerabile M109. Anche gli eventuali contratti per la fornitura di questi ultimi due mezzi prevedono che la produzione, la manutenzione e l’addestramento avvengano in Polonia. Infine, l’adozione del caccia leggero Golden Eagle della KAI (Korean Aerospace Industries) dimostra come i polacchi non vedano di buon occhio la partecipazione allo sviluppo di mezzi aerei di Francia e Germania, paesi chenon hanno la possibilità economica di partecipare a progetti molto più strutturati, come il caccia BAE Systems Tempest, creato in collaborazione fra Italia, Regno Unito e Svezia, cui ultimamente si è aggiunto anche il Giappone. A proposito di quest’ultimo mezzo, il Golden Eagle, va ricordato che esso andrà ad affiancare gli Aermacchi M346, i caccia F16 di produzione americana e i Mig 29 ancora in servizio.

Tutto ciò dimostra come il sogno europeo stia oggi naufragando anche nel settore della difesa. L’UE a trazione germanica, fondata per due decenni sul paradigma dell’export di manufatti e l’importazione di energia, materie prime ed alta tecnologia da USA e Asia, sta oggi mostrando tutta la sua fragilità sul piano energetico, politico-industriale, geopolitico e, non ultimo, in quello della difesa. Posta di fronte a nuovi scenari (in realtà, mai del tutto tramontati, ma solo rimasti nascosti dietro l’angolo fino ad oggi), l’UE si rivela, tra le altre cose, anche militarmente indifesa ed estremamente dipendente dall’estero. Nazioni più accorte e lungimiranti, a Occidente come a Oriente, hanno invece continuato a sviluppare i propri mezzi e i propri brevetti pur tra difficoltà non trascurabili. Ciò garantirà loro ciò che attualmente manca all’UE: la sovranità della difesa e, di conseguenza, la salvaguardia degli interessi economici nazionali.

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