LE ORIGINI DEL SISTEMA-MONDO E LO SPOSTAMENTO DI MANODOPERA

Cominciare ad osservare le varie civiltà/culture/popolazioni non come bolle, ma come una serie di variabili interconnesse tra loro introduce una prospettiva sistemica allo studio del passato.

Al momento della partenza per i viaggi oceanici, gli europei non trovarono spazi vuoti, ma terre poco popolate o con popolazioni non altrettanto organizzate.

Il mercato degli schiavi del sale, dell’avorio o dei cavalli con l’Africa era già presente prima di Enrico il Navigatore. Le opere d’arte dell’epoca testimoniano la presenza di servi (e persino di commercianti, quando questi riuscivano a liberarsi) di pelle nera nel nostro continente in epoche precedenti le grandi esplorazioni. Al riguardo, le due repubbliche mercantili, Genova e Venezia, furono all’avanguardia.

Quindi, non è corretto dire che la schiavitù come fenomeno del Golfo di Guinea sia comparsa con l’arrivo delle navi europee. Quello che potremmo dire è che la scoperta dell’America, lo sfruttamento massivo delle miniere e l’introduzione dell’economia di piantagione (tutti lavori per cui i nativi venivano considerati inadeguati) rese il fenomeno massivo.

Proprio l’esistenza di mercanti e uomini liberi neri nelle società europee precedenti cozza con l’imposizione dello schiavismo riservato alle stesse popolazioni successivamente. Che cos’era cambiato?

La lenta nascita del capitalismo come fenomeno storico

La civiltà europea (usiamo questa espressione per semplificare) necessitava di manodopera per un continente semi-spopolato da colonizzare. Bisogna qui ricordare che le popolazioni native furono decimate tanto dalla violenza dei coloni, quanto dalle malattie europee e africane.

L’affermazione del commercio triangolare (Africa/schiavi – America/prodotti agricoli – Europa/prodotti agricoli lavorati) poneva le basi per la massificazione. Gli europei arrivarono sulle isole del Golfo del Messico e non incontrarono nessuna grande resistenza (nei secoli successivi, gruppi di schiavi insorti – con scarso esito – tenteranno di infilarsi nella rivalità tra potenze per guadagnare autonomia), probabilmente perché le isole si stavano ancora riprendendo dalla rivalità tra Caribe e Arawak (con vincitori i secondi). In Brasile a creare problemi alla penetrazione interna dei portoghesi non furono le bande di indios, ma la foresta e le malattie, a volte i quilombos. Le coste atlantiche del Nord America furono prese altrettanto facilmente da inglesi, francesi e spagnoli (meno la parte canadese, dove gli Irochesi si organizzarono nella temuta Lega delle Cinque Nazioni). Regioni come l’odierno Uruguay furono conquistate facilmente, respingendo sempre più verso l’interno i nativi. Nella parte meridionale del continente (Cile, Argentina) o nelle steppe del Nord America – molto più tardi – gli europei incontrarono una maggiore resistenza: i nativi avevano imparato ad andare a cavallo e a usare la polvere da sparo.

L’Africa viene introdotta molto più tardi nel colonialismo (a parte le coste)

Il motivo del ritardo è chiaro: gli africani si erano inseriti nel mercato mondiale, la colonizzazione non era necessaria. Inoltre, l’interno dell’Africa era coperto da una fitta foresta in cui vi erano malattie sconosciute. L’Africa australe – su cui il razzismo si abbattè in modo particolarmente virulento fino a pochi decenni fa – ha potuto contare su alcune delle popolazioni più combattive contro la colonizzazione (basti pensare alla strenua resistenza degli zulù). Proprio la resistenza di queste popolazioni trasformò i primi coloni boeri in dei cowboy del Sud Africa (le cui carovane si chiudevano a cerchio con i carri, creando un cerchio chiuso, vigilato da uomini armati, mentre dentro la comunità viveva) e proprio questo approccio da cowboy fu alla base del successivo regime di segregazione.

La stessa India non sarà introdotta in un regime coloniale esplicito fino alla seconda metà dell’800: non era necessario. Fu la guerra di secessione degli USA che, rallentando le esportazioni di cotone verso le giovani fabbriche inglesi, spinse il Regno Unito a cercare cotone ovunque potesse: India, Egitto, Paraguay (il cui regime nazionalista fu distrutto da Brasile, Argentina e Uruguay, manovrati da Londra).

La Cina dovette subire la duplice umiliazione delle guerre dell’oppio per trovarsi in una condizione di subordinazione non formalizzata (i successivi tentativi di rivolta ne furono dimostrazione).

Abbiamo detto che è difficile stabilire un momento X in cui nacque il sistema-mondo. Questo è in qualche modo sempre esistito, una fitta rete di collegamenti e carovane ha sempre coperto i continenti (anche spedizioni occasionali come quella vichinga nella Terra di Baffin possono esservi inserite), semplicemente non era accessibile alla maggioranza della popolazione.

Il mondo di cui parliamo era estremamente diverso da quello odierno. Fino alla seconda metà dell’800 una cifra approssimativa che va dall’80% al 90% della popolazione mondiale viveva di agricoltura. In queste condizioni, come intraprendere viaggi? Come conoscere altre lingue, religioni o usi e costumi?

Sarebbe, quindi, opportuno distinguere tra due momenti del sistema-mondo: una prima fase riservata a mercanti e pochi altri sganciati dal lavoro della terra (mercenari, assassini, religiosi, maghi, saltinmbanchi, truffatori, prostitute, scrittori, artisti e banchieri/usurai) e una seconda fase di massa con l’affermazione di quella che chiamiamo globalizzazione, la quale, anche per la maggiore capacità tecnica, allarga sempre di più la platea di viaggiatori e conoscitori del mondo (e quindi lo spostamento delle idee, delle lingue e in particolare delle merci e della forza lavoro).

Cominciare ad osservare le varie civiltà/culture/popolazioni non come bolle, ma come una serie di variabili interconnesse tra loro introduce una prospettiva sistemica allo studio del passato.

Ovviamente da questa lettura non può essere esente il mondo odierno (ma questa lettura è più comune e nota): i paesi del centro del mondo consumano e producono beni immateriali dal più alto valore (Occidente); i paesi produttori industriali o di materie prime molto rilevanti (BRICS); i paesi produttori di materie prime grezze o semplici (gli esportatori specializzati in un prodotto agricolo); i paesi esportatori di sola manodopera (introduco questo cerchio perché lo ritengo utile a chiarire).

Le migrazioni sono fenomeni naturali e altrettanto naturali sono le resistenze di chi accoglie. Quello che è interessante è come questi spostamenti sono incentivati dal capitalismo, quanta consapevolezza vi sia delle necessarietà di questi spostamenti, quanto le ONG che si occupano di questo ne siano consapevoli.

Ho sempre pensato che il fenomeno migratorio fosse spontaneo (se sto morendo di fame: scappo), di cui il capitalismo si nutriva per scopi economici (manodopera a basso costo) e politici (fratture le società europee in mille rivoli etnici, cancellando la solidarietà di classe). Ritenevo questo fenomeno per lo più inconsapevole: un meccanismo strutturale di ridislocazione demografica.

A grandi linee la penso ancora così, ma penso che due conti come sono stato capace di farli io, siano capaci di farseli anche analisti, ONG, industriali e governi. Bisogna scegliere se stare con dei beceri razzisti (che dicono cose repellenti) e dei ripuliti elettori di centro-sinistra che predicano la solidarietà forti dei loro privilegi (a cui non rinunciano). Quello che rimane è che, oltre a questo confronto divisivo dell’opinione pubblica, i nuovi arrivati finiscono a fare gli schiavi e spesso confluiscono nel micro-crimine (sfido chiunque arrivando affamato, solo e senza parlare la lingua, a non fare lo stesso).

Ecco, io credo che una buona cosa “di sinistra” sarebbe cominciare a resistituire parte della retorica cripto-schiavista agli elettori progressisti (che poi, magari, sfruttano lavoratori stranieri), ad esempio propendendo per una maggiore redistribuzione delle risorse nel sistema-mondo (fenomeno già in atto: grazie BRICS). ma, piuttosto che fargliela sudare, dovremmo cominciare a cedere privilegi.

Di solito a questa idea ti dicono “La pensi come Salvini, aiutiamoli a casa loro”. No, io penso che dobbiamo aiutarli da casa nostra ribaltando multinazionali e banche che li sfruttano; con un approccio realistico potremmo cominciare a consumare meno e meglio (tipo: meno carne, meno pesce, ecc).

Proprio su questo punto, si potrebbe anche fare polemica con i razzisti di casa nostra: se non vuoi che vengano, perché continui a tenere uno stile di vita energivoro che consuma suolo, cibo, acqua in eccesso? Perché non permetti alle risorse di rimanere dove sono? Se vuoi consumare a fottere – posso capirlo – devi accettare la controparte del fatto che la gente scappa affamata da casa sua, stop: tertium non datur.

Il pianeta è questo, le risorse sono queste e la natura umana è questa.

Ps. Alla fine di ogni post così, escono fuori commenti contro Cina, India, BRICS. Apprezzo molto i diritti umani europei (“universali” li chiamarono in un’epoca in cui il colonialismo andava di moda ed eviterei di perpetrare questo gesto razzista), ma considerato che TUTTO il nostro benessere si fonda su quanto descritto sopra (colonialismo, guerre dell’oppio, uccisione dei nativi con malattie e armi, schiavismo di massa e amenità simili) e che tutto questo non è avvenuto mille anni fa, ma pochi decenni (e in varie forme persiste), consiglio a tutti di lasciare liberi cinesi, indiani, brasiliani, iraniani, venezuelani, di gestire il loro governo e i LORO diritti come meglio credono, senza stare a fare gli europei paternalisti che arrivano col fardello a spiegarci come funziona la libertà, che i cinesi in Africa sono cattivi, che i russi sono spietati…

Visti da fuori anche noi sembriamo vivere in un mondo fuori controllo, smarrito e tirannico, non abbiamo la verità in tasca. La nostra è una civiltà/cultura/storia/tradizione tra tante, di pari dignità, non superiore, non risolutiva, non finale.

No: l’Islam non è nel Medioevo e “deve arrivare alla tolleranza con le donne”; i cinesi non sono al 1800 e “mandiamogli i sindacati”; i russi non “hanno una tradizione dispotica dai tempi dello zar”, ecc, ecc, ecc.

Mettiamocelo bene in testa, altrimenti saranno costretti a venire loro a spiegarcelo.

Uomo avvertito….

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