GRECI E PERSIANI DEL MONDO ODIERNO

La filosofia greca potrebbe essere debitrice ben più di quanto pensiamo all’astrologia babilonese. Saprete la storia di Talete, il primo filosofo, deriso da una servetta perché cadde in un fosso mentre guardava le stelle.

Il mito dell’Europa viene fatto risalire all’Antica Grecia. Il primo barlume di cività europea sarebbero state le πόλεις. Ad esse viene fatto risalire, infatti, il nostro armamentario ideologico: democrazia, teatro, bipolarismo (che, forse, nel nostro caso andrebbe inteso come disturbo psichiatrico), commerci, attendo con ansia il giorno che qualcuno dirà “i greci hanno inventato i diritti civili” (perdonate il sarcasmo).

Ovviamente, dimenticando le acerrime rivalità, la schiavitù (che, comunque, era un concetto più complesso del nostro immaginario), la segregazione sessuale, i meteci.

Tra l’VIII e il VI secolo a.C. comunità, sapienti e mercenari greci si spostarono verso Occidente. Arrivarono sulle sponde del Sud Italia, sulle isole mediterranee, sulle coste spagnola e nordafricane. Già in precedenza coloni greci avevano conquistato la costa ionica (attuale costa egea turca): qui erano già presenti Lidi, Ittiti e altri popoli dell’antica Anatolia, che si erano mescolati alle popolazioni greche (anticipando in piccolo quanto sarebbe accaduto in tutto il Medio Oriente in epoca ellenistica). Abbiamo, inoltre, testimonianza di mercenari, mercanti e predoni greci nell’area del Delta nel Nilo. Greci e Fenici furono il ponte marittimo che permetteva lo scambio continuo di saperi e persone lungo tutto il Mediterraneo (e, quindi, lungo le coste di tre continenti).

Nel 480 a.C. i Persiani conquistarono le città della costa anatolica. Le fonti greche ci riportano uno shock enorme per gli abitanti delle πόλεις. La nostra storiografia si prodiga nel sottolineare il trauma, quasi a volerci imprimere bene in testa che i greci erano i primi europei/occidentali liberi e dediti al commercio, mentre gli asiatici vivevano in un impero dedito alla schivitù e al vizio (persiani che poi sarebbero gli odierni iraniani).

Quello che i nostri libri spesso non dicono, però, è che molti greci continuarono a vivere come sudditi dell’impero persiano, che lì continuarono a parlare la propria lingua (o dialetto), a condurre i propri affari, a venerare i propri dei o – in alcuni casi – a rispettare le proprie leggi cittadine.

Tutto questo assimilando, però, al contempo le caratteristiche di quell’Oriente conquistatore: l’aramaico, lingua franca, veniva usata regolarmente dai nuovi arrivati; gli esperti di stelle parlavano babilonese e arrivavano dalla Mesopotamia; tutte le lingue dell’Impero erano parlate regolarmente da mercanti e viandanti; ognuno contribuiva col proprio sapere e la propria cultura. Persino i medici greci furono particolarmente apprezzati dalla classe dirigente persiana.

La nostra visione di parte della storia ci induce a pensare che i greci rifuggissero il dominio persiano, ma quando le città della Ionia insorsero o si liberarono, molti cittadini greci andarono proprio in Persia a cercare protezione, presso il tollerante impero multi-etnico.

Mentre in Asia accadeva questo, nella democratica e occidentale Ellade spartani e ateniesi si uccidevano (e massacravano gli alleati minori), commettendo nel corso della Guerra del Peloponneso gravissime atrocità.

Il sapere mesopotamico, fenicio, ittita, persiano, egizio emigrato in Grecia diede un contributo alla successiva nascita del “pensiero razionale” come siamo soliti chiamarlo.

La stessa filosofia greca potrebbe essere debitrice ben più di quanto pensiamo all’astrologia e alla divinazione babilonese (conoscerete la storia di Talete, il primo filosofo, deriso da una servetta perché cadde in un fosso mentre guardava le stelle).

Una buona dimostrazione delle affinità tra mondo mediterraneo, mondo africano e asiatico fu data da Pasolini nell’Edipo Re (che vi invito a vedere o rivedere in questo torrido agosto), in particolare nella scena in cui la Pizia vaticina mentre mangia ricotta acida. Un’immagine non troppa diversa da qualcosa che potreste vedere ancor oggi in alcune regioni dell’Africa, dell’Asia o di quelle steppe russe che in tutto modi vogliono renderci estranee; forse anche in prospettiva storica, di riduzione delle possibilità di “essere”, “esistere diversamente” da quanto ci viene passivamente proposto e fornito dal sistema sociale dominante.

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