MACRON E QUEL VECCHIO VIZIETTO CHIAMATO “COLONIALISMO”

Macron, in Africa, prova a contrapporsi al viaggio di Lavrov, ma il vecchio gioco coloniale ha i giorni contati…

Macron vola in Africa per contrapporsi simbolicamente al viaggio del ministro russo Lavrov.

Ha parlato di ipocrisia sul non condannare in modo unanime la Russia e l’intervento in Ucraina. Come un missionario che gira nel continente per dare lezioni di morale.

Il discorso più duro è stato fatto in Camerun (paese che ha fatto accordi militari con la Russia di recente), prima colonia tedesca, poi diviso a metà tra Francia e Regno Unito. Con un po’ di mitomania, ha rilanciato il ruolo della Francia in Africa, come garante militare, nella lotta al terrorismo ecc. Grandi buchi nell’acqua, anche alla luce di quanto accaduto in Mali.

Non poche voci in Africa iniziano a chiedersi se il condominio russo-cinese (russi in ambito militare e cinesi in ambito commerciale e del credito) non sia più efficiente nell’aiuto. Tutto questo senza pretendere grandi cose in cambio (specie rispetto al passato). I cinesi non vogliono imporre uno yuan africano o la borsa di Shangai per comprare e commerciare con l’estero; i russi non hanno gestito un grande impero coloniale per imporre lingua, istituzioni e monete.

Il tentativo francese di rilanciarsi in Europa e nel mondo (mediando in Ucraina, facendo da contraltare unionista a una Germania in caduta libera, andando in Africa a spiegare bene e male), sembra il colpo di coda di chi si prende ancora un po’ troppo sul serio, mentre viene assediato da amici e nemicI (UK, USA e Turchia, solo per restare nella NATO).

Macron va a raccontare che la Francia non interverrà più in Africa da protagonista esclusiva, ma che si affiderà più ai leader locali. Una mossa obbligata spacciata per saggezza e paternalismo (da buon padre di famiglia), che mostra sempre più il buco nero in cui la Francia sta cadendo.

Lavrov nell’ultima tappa in Etiopia ha concluso dicendo: “Spetta a noi decidere se vogliamo un mondo in cui un Occidente, totalmente sottomesso agli Stati Uniti, creda di avere il diritto di decidere quando e come promuovere i propri interessi senza rispettare le norme internazionali”.

Chiaro il messaggio.

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