SCANDALO WIRECARD: BAFIN NON DOVRÀ RISARCIRE GLI AZIONISTI

Nello scandalo Wirecard gli azionisti non avrannno diritto al risarcimento dei danni contro l’autorità di regolamentazione finanziaria Bafin. Lo ha stabilito una sentenza del tribunale regionale di Francoforte. Motivazione: Bafin agisce nell’interesse pubblico e non è responsabile verso i singoli investitori.

Fonte: TRT Deutsch


Nello scandalo Wirecard gli investitori non avranno diritto al risarcimento dall’autorità di regolamentazione finanziaria Bafin (l’omologo della nostra Consob). Lo ha stabilito una sentenza del tribunale regionale di Francoforte. La quarta camera civile del tribunale ha respinto le denunce degli ex azionisti di Wirecard in quattro procedimenti. I giudizi non sono ancora definitivi.

Wirecard è crollata nel 2020 dopo che è venuto alla luce un buco di 1,9 miliardi di euro. Il 25 giugno 2020 la società ha presentato istanza di fallimento avviandosi verso la bancarotta. Gli investitori hanno subito perdite a causa dell’insolvenza e hanno chiesto a Bafin risarcimenti compresi tra 3.000 e 60.000 euro. Gli investitori hanno affermato che l’autorità di regolamentazione finanziaria non aveva impedito la manipolazione del mercato da parte dell’ex titolo del Dax e non aveva informato sufficientemente il pubblico. L’autorità di regolamentazione non avrebbe seguito gli indizi di violazione della legge da parte di Wirecard AG nella misura necessaria.
Tuttavia, il tribunale è giunto alla conclusione che, in base alle disposizioni statutarie, Bafin svolge i propri compiti esclusivamente nell’interesse pubblico e non nell’interesse dei singoli investitori. “Qualsiasi violazione degli obblighi d’ufficio da parte del Bafin non può quindi comportare l’obbligo di risarcire un investitore danneggiato. Non esiste la cosiddetta protezione di terzi”, ha spiegato il tribunale.

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